Amare e tradire

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    Amare e tradire

    Quando ci innamoriamo, quando conosciamo l’amore nelle sue molteplici forme tutto ciò che costituisce il mondo che abitiamo, quel mondo che poc’anzi ci sembrava ostile e grigio, d’improvviso diventa possibilità, gioia, voglia di vivere.

    L’oggetto del nostro amore quindi diventa per noi la chance di rinascita, diventa futuro, progetto, creazione.

    Per questo motivo ci è impossibile amare pensando che poi tutto finisca, che l’amore svanisca, che l’oggetto d’amore ci abbandoni.

    In realtà, l’idealizzazione dell’amore è già di per sé tradimento poiché non esiste l’uno senza l’altro: siamo capaci di tradire noi stessi in virtù di quella forza che il nostro amato ci dona e che sembra unica e inimitabile, tradiamo comunque il nostro oggetto d’amore quando non corrispondiamo più all’immagine ideale che lui o lei si era fatto (o fatta) di noi. Amare e tradire quindi sono le facce della stessa medaglia.

    Va fatta una precisazione: con il termine tradimento non si intende solamente l’adulterio, il rapporto extraconiugale, ma in questo caso ci riferiamo ad un concetto più ampio del termine.

    Quindi che fare? Precluderci una vita senza amore è come firmare una condanna a vita. Vuol dire chiudersi in difesa ancora prima di sperimentare la vita stessa.

    Si sa, non si può essere felici per sempre e noi umani abbiamo bisogno di relazionarci. E’ necessario per la nostra sopravvivenza psicologica. Non solo, non possiamo evitare di essere comunque traditi: solo quando amiamo succede e più proviamo amore, più si diventa vulnerabili ed esposti a questa sofferenza.

    Eppure, amare solo quando ci possiamo fidare, significa rimanere bambini, ci dice Aldo Carotenuto, psicoterapeuta e autore del libro Eros e Pathos, dal quale ho tratto questa citazione.

    Carotenuto dice ancora che non c’è un’età vera e propria che non ci permetta di illuderci, poiché è la natura stessa dell’amore che dà il senso di eternità.