Bacio gay al Colosseo, per i giudici ‘atto osceno in luogo pubblico’

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    Bacio gay al Colosseo, per i giudici ‘atto osceno in luogo pubblico’

    Dopo il flash mob all’Ikea contro le esternazioni di Giovanardi e la campagna friulana a tutela dell’omosessualità i baci gay tornano ad essere protagonisti di un altro fatto di cronaca. E’ infatti arrivata la condanna a due mesi di reclusione (convertita in un ammenda di 2000 euro) per i due ragazzi che nel luglio del 2007 erano stati sorpresi dai carabinieri mentre si scambiavano un bacio al Colosseo.

    Il bacio in questione è stato considerato dal giudice ‘effusioni contrarie alla pubblica decenza‘. Il difensore dei due ragazzi e il Gay Center hanno comunque detto che ricorreranno in appello.

    Il giudice, in realtà, non ha creduto alla tesi difensiva secondo cui i due ragazzi, una coppia di fatto omosessuale, si stava scambiando semplicemente un bacio. Così per Michele e Roberto (questi i nomi dei due ragazzi) è scatta la condanna per atti osceni in luogo pubblico. I due, secondo quanto ricostruito dalla Procura, furono sorpresi durante un rapporto orale.

    Ma Roberto, amareggiato dopo la sentenza, ha subito precisato: ‘Mi era impossibile fare quello di cui vengo accusato. Otto giorni prima avevo avuto un intervento chirurgico e indossavo una calza elastica intorno alle parti intime che mi impediva di avere rapporti sessuali di alcun tipo‘.

    La sentenza che condanna i due ragazzi gay a una multa per atti osceni avvenuti vicino al Colosseo nell’estate del 2007 non fa chiarezza su quanto è realmente avvenuto - ha affermato Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center – Ricorreremo sicuramente in appello sperando che la magistratura non voglia far passare semplici manifestazioni d’affetto o baci di una coppia gay come atti da sanzionare. Auspichiamo anche che in secondo grado le autorità competenti vorranno fornire, come già chiesto dalla difesa in primo grado, i materiali videoregistrati dalle telecamere posizionate in zona Colosseo e che si voglia prendere in considerazione che uno dei due giovani condannati era nell’impossibilità per ragioni fisiche, dovute a un intervento chirurgico, di compiere atti sessuali in luogo pubblico. Le sentenze si rispettano – ha concluso Marrazzo – ma se ci si trova di fronte, come in questo caso, ad un evidente errore, si contestano‘.