Dammi mille baci: l’amore nell’antica Roma

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    Dammi mille baci: l’amore nell’antica Roma

    L’amore non è un’invenzione moderna ma sicuramente è anche frutto della società e del contesto storico in cui si vive. Così come oggi l’amore è influenzato da facebook e dalla tecnologia, in passato le tradizioni e lo stile di vita pesavano sui sentimenti. Passeggiando per le vie della Capitale mi viene spesso da chiedermi cosa significasse essere una coppia nell’antica Roma. In una società dove i matrimoni venivano combinati in base alla classe economica in cosa si concretizzava l’amore per il partner?

    Eppure la ricerca del significato dell’amore per i romani è stata al centro di diversi scritti di cui uno degli ultimi in ordine temporale è ‘Dammi mille baci – Veri uomini e vere donne nell’antica Roma’, scritto dalla Professoressa Cantarella. Ciò che una donna romana cercava nel suo uomo era soprattutto la virilità in guerra così come in camera da letto. Per questo viene venerato Priapo, divinità del fallo. Quella romana era del resto una società molto maschilista in cui la scelta del divorzio spettava al marito. Le donne però non erano del tutto sottomesse e anzi ci sono testimonianze di personalità forti e ribelli come quella della poetessa Sulpicia. La prostituzione era prevista e regolamentata da leggi particolari come quella sull’abbigliamento che doveva essere ben riconoscibile rispetto alle matrone. Molto comuni erano anche i rapporti omosessuali anche se c’era disprezzo per chi assumeva il ruolo passivo. E il tradimento? Ovviamente quello della donna era considerato in modo molto severo: la pena per l’adulterio femminile era la condanna a morte. L’amante invece veniva punito per opera del marito tradito ed era lui a decidere a quali torture sottoporlo. Ma in tutto questo c’era spazio per l’amore e i sentimenti: non ci credete? Vi lascio a questi brevi e famosi versi: cosa sono se non espressione d’amore?

    Tu dammi mille baci, e quindi cento,

    poi dammene altri mille, e quindi cento,

    quindi mille continui, e quindi cento.

    E quando poi saranno mille e mille

    nasconderemo il loro vero numero,

    che non getti il malocchio l’invidioso

    per un numero di baci così alto.

    (Catullo; traduzione di Salvatore Quasimodo)