Dito medio al marito che l’ha lasciata, il giudice la condanna

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    Dito medio al marito che l’ha lasciata, il giudice la condanna

    A volte gli uomini hanno davvero dei modi odiosi per chiudere una relazione, ma per quanto possa farvi male contenete la vostra ira e soprattutto la vostra gestualità. Se la povera moglie abbandonata, protagonista di questa vicenda, avesse seguito il nostro consiglio a quest’ora si ritroverebbe con mille euro in più nelle tasche e senza una condanna sulla testa.

    La colpa di cui si è macchiata non è certo gravissima – a nostro giudizio – ha solo alzato il dito medio incrociando il marito, dal quale si era separata solo pochi mesi prima, in auto con un’altra donna. Di diverso avviso il giudice di pace che l’ha condannata a pagare 300 euro di multa per ingiurie nei confronti del marito. Persino la Cassazione, cui la donna si è rivolta, ha dichiarato inammissibile il ricorso.

    Tutto ha avuto inizio nel 2008, quando la donna, dopo avere incrociato il coniuge con cui si era lasciata poco tempo prima in auto insieme ad un’altra, pensando probabilmente di essere stata così prontamente rimpiazzata, ha pensato bene di rivolgergli il gesto – non certo campione di eleganza e di bon ton – del pugno con il dito medio alzato.

    Gelosia retroattiva? Forse, fatto sta che il marito l’ha denunciata. L’ex moglie, condannata in primo grado, ha fatto ricorso, ma la Suprema Corte ha confermato la sentenza adducendo la seguente motivazione: ‘la volontarietà offensiva del gesto si inseriva in un contesto di tensione, preceduto, in altro momento, da esplicita offesa verbale‘. La donna è stata condannata al pagamento delle spese processuali e a versare mille euro alla Cassa per le ammende.

    Nel ricorso l’ex moglie aveva contestato che il gesto ‘poteva anche non voler esprimere oltraggio, attesa la fulmineità con cui fu espresso e in assenza di frasi di contorno‘ e ‘l’assenza di testimoni‘ che, al di fuori del marito, attestassero la ‘pluralità dei fatti‘.

    Così la Cassazione ha allargato la portata della previsione del Codice penale con la punibilità non solamente dell’ingiuria verbale ma anche di quella ‘gestuale‘.