Empatia e compassione: le basi dell’amore vero

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    Empatia e compassione: le basi dell’amore vero

    Alla base dell’amore, quello vero, ci sarebbero la compassione e l’empatia senza queste due caratteristiche l’amore non esisterebbe. E’ il dottor William C. Mobley, direttore del Center for Down Syndrome Research and Treatment dell’University of California, San Diego, il neuroscienziato che da anni studia il cervello cercando di individuare i circuiti nervosi alla base delle emozioni umane più complesse: empatia, compassione e amore. La sfida di Mobley e della sua equipe è di riuscire, tra una ventina d’anni, ad avere gli strumenti necessari per migliorare le condizioni delle persone che soffrono di disturbi affettivi e per insegnare a tutti gli altri quali sono i segreti dell’amore.

    In questo momento i ricercatori stanno lavorando all’individuazione dei circuiti cerebrali che controllano gli stati emotivi. Il cervello, secondo Mobley è come un insieme di neuroni che hanno il compito di ricevere ed elaborare le informazioni per poi generare risposte comportamentali coerenti. Grazie alla risonanza magnetica per immagini, i neuroscienziati hanno individuato le aree del cervello legate all’empatia e alla compassione, i due componenti essenziali dell’amore.

    L’empatia ci permette di essere coscienti delle emozioni di un’altra persona, di comprenderla e sentirla vicina, la compassione invece ci fa essere partecipi a questo stato emotivo. In tutti e due i casi, a lavorare sono la corteccia cingolata anteriore e la corteccia insulare anteriore, i luoghi dove nasce la rappresentazione del sé come entità capace di sentimenti soggettivi.

    Secondo le ultime ricerche fatte dall’equipe del dottor Mobley queste due aree cerebrali sarebbero coinvolte anche nell’elaborazione dell’amore romantico e materno, mostrando, come ha detto Mobley, che ‘c’è una certa coerenza nel cervello tra emozioni come empatia, compassione e amore e le regioni del cervello che le controllano. ‘Nonostante le tante forme dell’amore, infatti, sembra che il cervello usi sempre gli stessi canali per rappresentarlo, e riuscire a individuarli permetterà di ‘amare di più per vivere più a lungo’.