Gelosia patologica: le violenze fisiche e quelle mentali sulle donne

da , il

    Gelosia patologica: le violenze fisiche e quelle mentali sulle donne

    Quando si parla di violenza domestica si pensa automaticamente ai casi di maltrattamento fisico e a mariti aggressivi: i fatti di cronaca purtroppo ci ricordano quanto queste situazioni siano frequenti. I gruppi di sostegno alle donne servono proprio a tutelare le vittime degli abusi fisici, ma non solo. Essere vittime di un marito violento non significa solo subire soprusi sul proprio corpo: c’è una forma di violenza, quella mentale, che è altrettanto grave e che si concretizza in divieti, insulti e umiliazioni. L’unico caso di cronaca emblematico è ambientato a Torino.

    Una donna ha vissuto nel terrore undici lunghi anni di matrimonio accanto ad un marito geloso in modo patologico: il calvario di questa vittima è arrivato ora nelle aule di tribunale. L’uomo, un quarantaduenne torinese, costringeva perfino la moglie a tenere un diario per annotare puntualmente tutto quello che faceva durante la giornata, e la sera quando lui rincasava le dava i voti, come a scuola, su come avesse svolto le faccende domestiche. La donna, impiegata in banca, racconta di aver notato fin da subito la gelosia del marito ma di non aver compreso immediatamente quanto la situazione degenerasse giorno dopo giorno. Ma dopo poco l’insicurezza dell’uomo prese a diventare patologica: sono iniziati i controlli a sorpresa, i messaggi di gelosia, le chiamate continue etc. Addirittura alla donna è stato proibito di incontrare il padre e di telefonare alla madre senza il permesso e la stretta sorveglianza del marito. La donna ha denunciato vere e proprie torture psicologiche: post it nelle camere per ricordarle come svolgere le faccende, urla in piena notte per scenate di gelosia anche di fronte alla figlia. Un anno fa la richiesta di separazione alla quale sono seguite minacce, telefonate minatorie e altre azioni di stalking. Finalmente in questi giorni il processo. Speriamo sia un esempio per le donne per denunciare non solo le violenze fisiche ma anche quelle psicologiche, che segnano allo stesso modo e forse lasciano cicatrici ancora più marcate.