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Le più belle poesie d’amore di Gabriele D’Annunzio

Le più belle poesie d’amore di Gabriele D’Annunzio
da in Amore, Frasi d'amore, poesie amore
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    Le più belle poesie d’amore di Gabriele D’Annunzio

    Ecco tutte le più belle poesie d’amore di Gabriele D’Annunzio, poeta amato e odiato dalla critica, a volte considerato un mero ‘dilettante di sensazioni‘, personaggio controverso del novecento italiano, folle e spregiudicato, interpretò comunque l’amore come un’estasi capace di suscitate emozioni e sensazioni. Emblematico fu il rapporto che Gabriele D’Annunzio ebbe con le donne, non solo da seduttore incallito quale era, ma anche artisticamente. La seduzione nella concezione del poeta non è un esercizio da letteratura ma vita, devozione, consacrazione, che innalza la donna, rendendola unica e prescelta, al di sopra di ogni altra creatura. Ecco allora una selezione delle poesie famose d’amore di D’Annunzio e rispettive frasi d’amore.

    Di seguito riportiamo una delle poesie di D’Annunzio sull’amore più toccanti, Rimani, tratta dalla raccolta “Canto Novo”.

    Rimani! Riposati accanto a me.
    Non te ne andare.

    Io ti veglierò. Io ti proteggerò.

    Ti pentirai di tutto fuorchè d’essere venuto a me, liberamente, fieramente.
    Ti amo. Non ho nessun pensiero che non sia tuo;

    non ho nel sangue nessun desiderio che non sia per te.

    Lo sai. Non vedo nella mia vita altro compagno, non vedo altra gioia

    Rimani.
    Riposati. Non temere di nulla.

    Dormi stanotte sul mio cuore…

    Ed ecco un’altra poesia romantica di D’Annunzio che è anche una delle più famose della sua poetica, La pioggia nel pineto.

    Taci. Su le soglie
    del bosco non odo
    parole che dici
    umane; ma odo
    parole più nuove
    che parlano gocciole e foglie
    lontane.
    Ascolta. Piove
    dalle nuvole sparse.
    Piove su le tamerici
    salmastre ed arse,
    piove sui pini
    scagliosi ed irti,
    piove su i mirti
    divini,
    su le ginestre fulgenti
    di fiori accolti,
    su i ginepri folti
    di coccole aulenti,
    piove su i nostri volti
    silvani,
    piove su le nostre mani
    ignude,
    su i nostri vestimenti
    leggeri,
    su i freschi pensieri
    che l’anima schiude
    novella,
    su la favola bella
    che ieri
    t’illuse, che oggi m’illude,
    o Ermione.
    Odi? La pioggia cade
    su la solitaria
    verdura
    con un crepitio che dura
    e varia nell’aria secondo le fronde
    più rade, mmen rade.
    Ascolta. Risponde
    al pianto il canto
    delle cicale
    che il pianto australe
    non impaura,
    né il ciel cinerino.
    E il pino
    ha un suono, e il mirto
    altro suono, e il ginepro
    altro ancora, stromenti
    diversi
    sotto innumerevoli dita.
    E immensi
    noi siam nello spirito
    silvestre,
    d’arborea vita viventi;
    e il tuo volto ebro
    è molle di pioggia
    come una foglia,
    e le tue chiome
    auliscono come
    le chiare ginestre,
    o creatura terrestre
    che hai nome
    Ermione.
    Ascolta, Ascolta. L’accordo
    delle aeree cicale
    a poco a poco
    più sordo
    si fa sotto il pianto
    che cresce;
    ma un canto vi si mesce
    più roco
    che di laggiù sale,
    dall’umida ombra remota.
    Più sordo e più fioco
    s’allenta, si spegne.
    Sola una nota
    ancor trema, si spegne,
    risorge, trema, si spegne.
    Or s’ode su tutta la fronda
    crosciare
    l’argentea pioggia
    che monda,
    il croscio che varia
    secondo la fronda
    più folta, men folta.
    Ascolta.

    La figlia dell’aria
    è muta: ma la figlia
    del limo lontana,
    la rana,
    canta nell’ombra più fonda,
    chi sa dove, chi sa dove!
    E piove su le tue ciglia,
    Ermione.
    Piove su le tue ciglia nere
    sì che par tu pianga
    ma di piacere; non bianca
    ma quasi fatta virente,
    par da scorza tu esca.
    E tutta la vita è in noi fresca
    aulente,
    il cuor nel petto è come pesca
    intatta,
    tra le palpebre gli occhi
    son come polle tra l’erbe,
    i denti negli alveoli
    son come mandorle acerbe.
    E andiam di fratta in fratta,
    or congiunti or disciolti
    (e il verde vigor rude
    ci allaccia i melleoli
    c’intrica i ginocchi)
    chi sa dove, chi sa dove!
    E piove su i nostri volti
    silvani,
    piove su le nostre mani
    ignude,
    su i nostri vestimenti
    leggeri,
    su i freschi pensieri
    che l’anima schiude
    novella,
    su la favola bella
    che ieri
    m’illuse, che oggi t’illude,
    o Ermione.

    Questa poesia di D’Annunzio parla del dolore spesso associato al sentimento d’amore.

    Voglio un amore doloroso, lento,
    che lento sia come una lenta morte,
    e senza fine (voglio che più forte
    sie della morte) e senza mutamento.

    Voglio che senza tregua in un tormento
    occulto sien le nostre anime assorte;
    e un mare sia presso a le nostre porte,
    solo, che pianga in un silenzio intento.

    Voglio che sia la torre alta granito,
    ed alta sia così che nel sereno
    sembri attingere il grande astro polare.

    Voglio un letto di porpora, e trovare
    in quell’ombra giacendo su quel seno,
    come in fondo a un sepolcro, l’Infinito.

    “Stringiti a me” è un invito all’abbandono, a lasciarsi travolgere dai sensi e dall’amore.

    Stringiti a me, abbandonati a me, sicura.
    Io non ti mancherò e tu non mi mancherai.
    Troveremo, troveremo la verità segreta
    su cui il nostro amore potrà riposare per sempre,
    immutabile.
    Non ti chiudere a me, non soffrire sola,
    non nascondermi il tuo tormento!
    Parlami, quando il cuore ti si gonfia di pena.
    Lasciami sperare che io potrei consolarti.
    Nulla sia taciuto fra noi e nulla sia celato.
    Oso ricordarti un patto che tu medesima hai posto.
    Parlami e ti risponderò sempre senza mentire.
    Lascia che io ti aiuti, poiché da te mi viene tanto bene!

    In questa poesia D’Annunzio assume un tono scherzoso con l’amata, che paragona a un piccolo fiore.

    Sei come un piccolo fiore
    tu tieni una boccuccia
    un poco, davvero un poco
    appassionata
    Suvvia, dammelo, dammelo
    è come una piccola rosa
    dammelo un bacino
    dammelo, Cannetella!
    Dammelo e pigliatelo
    un bacio piccolino
    come questa tua boccuccia
    che somiglia ad un piccola rosa
    un po’, davvero un poco
    appassionata.

    Ecco un’altra poesia romantica, dall’atmosfera sospesa, in cui D’Annunzio parla a un tu generico che tuttavia può essere inteso come l’amata.

    Fresche le mie parole ne la sera
    ti sien come il fruscìo che fan le foglie
    del gelso ne la man di chi le coglie
    silenzioso e ancor s’attarda a l’opra lenta
    su l’alta scala che s’annera
    contro il fusto che s’inargenta
    con le sue rame spoglie
    mentre la Luna è prossima a le soglie
    cerule e par che innanzi a sé distenda un velo
    ove il nostro sogno giace
    e par che la campagna già si senta
    da lei sommersa nel notturno gelo
    e da lei beva la sperata pace
    senza vederla.
    Laudata sii pel tuo viso di perla,
    o Sera, e pe’ tuoi grandi umidi occhi ove si tace
    l’acqua del cielo!
    Dolci le mie parole ne la sera
    ti sien come la pioggia che bruiva
    tepida e fuggitiva,
    commiato lacrimoso de la primavera,
    su i gelsi e su gli olmi e su le viti
    e su i pini dai novelli rosei diti
    che giocano con l’aura che si perde,
    e su ’l grano che non è biondo ancora
    e non è verde,
    e su ’l fieno che già patì la falce
    e trascolora,
    e su gli olivi, su i fratelli olivi
    che fan di santità pallidi i clivi
    e sorridenti.
    Laudata sii per le tue vesti aulenti,
    o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce
    il fien che odora!
    Io ti dirò verso quali reami
    d’amor ci chiami il fiume, le cui fonti
    eterne a l’ombra de gli antichi rami
    parlano nel mistero sacro dei monti;
    e ti dirò per qual segreto
    le colline su i limpidi orizzonti
    s’incùrvino come labbra che un divieto
    chiuda, e perché la volontà di dire
    le faccia belle
    oltre ogni uman desire
    e nel silenzio lor sempre novelle
    consolatrici, sì che pare
    che ogni sera l’anima le possa amare
    d’amor più forte.
    Laudata sii per la tua pura morte,
    o Sera, e per l’attesa che in te fa palpitare
    le prime stelle!

    Se vuoi leggere altre poesie romantiche, dai un’occhiata alle poesie più belle di Eugenio Montale.

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