Le più belle poesie d’amore di Herman Hesse

da , il

    Le più belle poesie d’amore di Herman Hesse

    Esistenziale, spirituale, mistico. Oggi desidero proporvi le più belle poesie d’amore di Herman Hesse, premio nobel per la letteratura, noto al grande pubblico soprattutto per il suo romanzo Siddharta, in assoluto uno dei più venduti di tutti i tempi.

    Herman Hesse fu poeta tra i più sensibili che il novecento che ci ha regalato, la sua vita fu attraversata da numerosi momenti di depressione fino al tentativo di suicidio, che sarebbe riuscito se il revolver non si fosse inceppato. Dell’amore ha detto: ‘Si chiama amore ogni superiorità, ogni capacità di comprensione, ogni capacità di sorridere nel dolore‘.

    Io ti chiesi

    Io ti chiesi perché i tuoi occhi

    si soffermano nei miei

    come una casta stella del cielo

    in un oscuro flutto.

    Mi hai guardato a lungo

    come si saggia un bimbo con lo sguardo,

    mi hai detto poi, con gentilezza:

    ti voglio bene, perché sei tanto triste.

    Scritto sulla sabbia

    Che il bello e l’incantevole

    Siano solo un soffio e un brivido,

    che il magnifico entusiasmante

    amabile non duri:

    nube, fiore, bolla di sapone,

    fuoco d’artificio e riso di bambino,

    sguardo di donna nel vetro di uno specchio,

    e tante altre fantastiche cose,

    che esse appena scoperte svaniscano,

    solo il tempo di un momento

    solo un aroma, un respiro di vento,

    ahimè lo sappiamo con tristezza.

    E ciò che dura e resta fisso

    non ci è così intimamente caro:

    pietra preziosa con gelido fuoco,

    barra d’oro di pesante splendore;

    le stelle stesse, innumerabili,

    se ne stanno lontane e straniere, non somigliano a noi

    - effimeri-, non raggiungono il fondo dell’anima.

    No, il bello più profondo e degno dell’amore

    pare incline a corrompersi,

    è sempre vicino a morire,

    e la cosa più bella, le note musicali,

    che nel nascere già fuggono e trascorrono,

    sono solo soffi, correnti, fughe

    circondate d’aliti sommessi di tristezza

    perché nemmeno quanto dura un battito del cuore

    si lasciano costringere, tenere;

    nota dopo nota, appena battuta

    già svanisce e se ne va.

    Così il nostro cuore è consacrato

    con fraterna fedeltà

    a tutto ciò che fugge

    e scorre,

    alla vita,

    non a ciò che è saldo e capace di durare.

    Presto ci stanca ciò che permane,

    rocce di un mondo di stelle e gioielli,

    noi anime-bolle-di-vento-e-sapone

    sospinte in eterno mutare.

    Spose di un tempo, senza durata,

    per cui la rugiada su un petalo di rosa,

    per cui un battito d’ali d’uccello

    il morire di un gioco di nuvole,

    scintillio di neve, arcobaleno,

    farfalla, già volati via,

    per cui lo squillare di una risata,

    che nel passare ci sfiora appena,

    può voler dire festa o portare dolore.

    Amiamo ciò che ci somiglia,

    e comprendiamo

    ciò che il vento ha scritto

    sulla sabbia.

    Perché ti amo

    Perché ti amo, di notte son venuto da te

    così impetuoso e titubante

    e tu non me potrai più dimenticare

    l’anima tua son venuto a rubare.

    Ora lei e’ mia – del tutto mi appartiene

    nel male e nel bene,

    dal mio impetuoso e ardito amare

    nessun angelo ti potrà salvare.

    Ti prego

    Quando mi dai la tua piccola mano

    Che tante cose mai dette esprime

    Ti ho forse chiesto una sola volta

    Se mi vuoi bene?

    Non è il tuo amore che voglio

    Voglio soltanto saperti vicina

    E che muta e silenziosa

    Di tanto in tanto, mi tenda la tua mano

    Vieni con me

    Vieni con me!

    Devi affrettarti però -

    sette lunghe miglia

    io faccio ad ogni passo.

    Dietro il bosco ed il colle

    aspetta il mio cavallo rosso.

    Vieni con me! Afferro le redini -

    vieni con me nel mio castello rosso.

    Lì crescono alberi blu

    con mele d’oro,

    là sogniamo sogni d’argento,

    che nessun altro può sognare.

    Là dormono rari piaceri,

    che nessuno finora ha assaggiato,

    sotto gli allori baci purpurei -

    Vieni con me per boschi e colli!

    tieniti forte! Afferro le redini,

    e tremando il mio cavallo ti rapisce.

    Stanco d’amore

    Nei rami s’addormenta cullando

    il vento stanco. La mia mano

    lascia un fiore rosso sangue

    morire lacerato sotto un sole rovente.

    Ho già visto fiorire e morire

    molti fiori;

    vengono e vanno gioie e dolori,

    e custodirli nessuno può.

    Anch’io ho sparso

    nella vita il mio sangue;

    non so però, se mi dispiace,

    so solo, che sono stanco.