Le più belle poesie d’amore di Konstantinos Kavafis

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    Le più belle poesie d’amore di Konstantinos Kavafis

    Oggi desidero presentarvi le più belle poesie d’amore di Konstantinos Kavafis, poeta greco tra i più raffinati ed eleganti, capace di sottilissime analisi dei sentimenti e di approfondite riflessioni sulla vita interiore.

    Kavafis cantò nelle sue poesie l’amore omosessuale, sensuale o delicatamente nostalgico, la vita e le passioni di uomini e donne con tutti i loro dilemmi e la loro umana pietà. Le poesie di Kavafis sono brevi, essenziali, eppure capaci di evocare un mondo in eterno movimento.

    Grigio

    [...] Serbali tu com’erano, memoria.

    E più che puoi, memoria, di quell’amore mio

    recami ancora, più che puoi, stasera.

    Lontano

    Dire vorrei questo ricordo… Ma

    s’è così spento… quasi nulla resta:

    lontano, ai primi anni d’adolescenza, posa.

    Pelle di gelsomino…

    E la sera d’agosto (agosto fu?)

    Ormai ricordo appena gli occhi: azzurri, forse…

    Oh, azzurri, sì! Come zaffiro azzurri.

    Torna

    Torna sovente e prendimi,

    palpito amato, allora torna e prendimi,

    che si ridesta viva la memoria

    del corpo e antiche brame trascorrono nel sangue

    allora che le labbra ricordano, e le carni,

    e nelle mani un senso tattile si riaccende.

    Torna sovente e prendimi, la notte,

    allora che le labbra ricordano, e le carni…

    Così fisso mirai

    La beltà così fisso mirai

    che la vista n’è colma.

    Linee del corpo. Labbra rosse. Voluttuose membra.

    Capelli da un ellenico simulacro, spiccati

    e tutti belli, pur sì scarmigliati,

    cadono appena sulla fronte bianca.

    Volti d’amore, come li voleva

    il mio canto… incontrati nelle notti

    di giovinezza, nelle mie notti, ascosamente…

    Mare mattutino

    Fermarmi qui! Mirare anch’io questa natura un poco.

    Del mare mattutino e del limpido cielo

    smaglianti azzurri, e gialla riva: tutto

    s’abbella nella grande luce effusa.

    Fermati qui. Illuso di mirare ciò che vidi davvero l’attimo che ristetti,

    e non le mie fantasie, anche qui,

    le memorie, le forme del piacere.

    Sulla soglia del caffè

    Accanto, dissero qualcosa: attento

    mi rivolsi alla soglia del caffè.

    E vidi, allora, lo stupendo corpo,

    dove di sé faceva maggior prova Amore:

    vi plasmava gioioso acconce membra,

    innalzava, scolpita, la persona,

    con emozione vi plasmava il viso,

    del suo tratto lasciando come un arcano senso

    sulla fronte, sugli occhi, sulla bocca.