Le più belle poesie d’amore di Pedro Salinas

Le più belle poesie d’amore di Pedro Salinas
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    Le più belle poesie d’amore di Pedro Salinas

    Oggi voglio proporvi le più belle poesie d’amore di Pedro Salinas, il grande poeta madrileno dell’amore romantico. L’amore per Salinas rappresenta lo sforzo più alto per raggiungere il ‘tu mejor tu‘, come impulso conoscitivo, un andare oltre la ricerca dell’essenzialità.
    Elementi caratteristici della poesia amorosa di Salinas sono il monologo e il dialogo con l’amante, un’amata non più segreta o inventata, ma reale, un amore adultero per la poetessa Katherine Whitemore.

    Amore

    E sto abbracciato a te
    senza chiederti nulla, per timore
    che non sia vero
    che tu vivi e mi ami.
    E sto abbracciato a te
    senza guardare e senza toccarti.
    Non debba mai scoprire
    con domande, con carezze,
    quella solitudine immensa
    d’amarti solo io.

    Eterna presenza

    Non importa che non ti abbia,
    non importa che non ti veda.
    Prima ti abbracciavo,
    prima ti guardavo,
    ti cercavo tutta,
    ti desideravo intera.
    Oggi non chiedo più
    né alle mani, né agli occhi,
    le ultime prove.
    Di starmi accanto
    ti chiedevo prima,
    sì, vicino a me, sì,
    sì, però lì fuori.
    E mi accontentavo
    di sentire che le tue mani
    mi davano le tue mani,
    che ai miei occhi
    assicuravano presenza.
    Quello che ti chiedo adesso
    è di più, molto di più,
    che bacio o sguardo:
    è che tu stia più vicina
    a me, dentro.
    Come il vento è invisibile, pur dando
    la sua vita alla candela.
    Come la luce è
    quieta, fissa, immobile,
    fungendo da centro
    che non vacilla mai
    al tremulo corpo
    di fiamma che trema.
    Come è la stella,
    presente e sicura,
    senza voce e senza tatto,
    nel cuore aperto,
    sereno, del lago.
    Quello che ti chiedo
    è solo che tu sia
    anima della mia anima,
    sangue del mio sangue
    dentro le vene.
    Che tu stia in me
    come il cuore
    mio che mai
    vedrò, toccherò
    e i cui battiti
    non si stancano mai
    di darmi la mia vita
    fino a quando morirò.
    Come lo scheletro,
    il segreto profondo
    del mio essere, che solo
    mi vedrà la terra,
    però che in vita
    è quello che si incarica
    di sostenere il mio peso,
    di carne e di sogno,
    di gioia e di dolore
    misteriosamente
    senza che ci siano occhi
    che mai lo vedano.
    Quello che ti chiedo
    è che la corporea
    passeggera assenza,
    non sia per noi dimenticanza,
    né fuga, né mancanza:
    ma che sia per me
    possessione totale
    dell’anima lontana,
    eterna presenza.

    Ti sta vedendo l’altra

    Ti si sta vedendo l’altra.
    Somiglia a te:
    i passi, la stessa fronte aggrondata,
    gli stessi tacchi alti
    tutti macchiati di stelle.
    Quando andrete per la strada
    insieme, tutte e due,
    che difficile sapere
    chi sei, chi non sei tu!
    Così uguali ormai, che sarà
    impossibile continuare a vivere
    così, essendo tanto uguali.
    E siccome tu sei la fragile,
    quella che appena esiste, tenerissima,
    sei tu a dover morire.
    Tu lascerai che ti uccida,
    che continui a vivere lei,
    la falsa tu, menzognera,
    ma a te così somigliante
    che nessuno ricorderà
    tranne me, ciò che eri.
    E verrà un giorno
    - perché verrà, sì, verrà -
    in cui guardandomi negli occhi
    tu vedrai
    che penso a lei e che la amo:
    e vedrai che non sei tu.

    Ti sta vedendo l’altra

    Ti si sta vedendo l’altra.
    Somiglia a te:
    i passi, la stessa fronte aggrondata,
    gli stessi tacchi alti
    tutti macchiati di stelle.
    Quando andrete per la strada
    insieme, tutte e due,
    che difficile sapere
    chi sei, chi non sei tu!
    Così uguali ormai, che sarà
    impossibile continuare a vivere
    così, essendo tanto uguali.
    E siccome tu sei la fragile,
    quella che appena esiste, tenerissima,
    sei tu a dover morire.
    Tu lascerai che ti uccida,
    che continui a vivere lei,
    la falsa tu, menzognera,
    ma a te così somigliante
    che nessuno ricorderà
    tranne me, ciò che eri.
    E verrà un giorno
    - perché verrà, sì, verrà -
    in cui guardandomi negli occhi
    tu vedrai
    che penso a lei e che la amo:
    e vedrai che non sei tu.

    Io di più non posso darti

    Io di più non posso darti.

    Non sono che quello che sono.
    Ah, come vorrei essere
    sabbia, sole, in estate!
    Che tu ti distendessi
    riposata a riposare.
    Che andando via tu mi lasciassi
    il tuo corpo, impronta tenera,
    tiepida, indimenticabile.
    E che con te se ne andasse
    sopra di te, il mio bacio lento:
    colore,
    dalla nuca al tallone,
    bruno.
    Ah, come vorrei essere
    vetro, tessuto, legno,
    che conserva il suo colore
    qui, il suo profumo qui,
    ed è nato tremila chilometri lontano!
    Essere
    La materia che ti piace,
    che tocchi tutti i giorni,
    che vedi ormai senza guardare
    intorno a te, le cose
    - collana, profumi, seta antica -
    di cui se senti la mancanza
    domandi: Ah, ma dov’è?.
    Ah, come vorrei essere
    un’allegria fra tutte,
    una sola,
    l’allegria della tua allegria!
    Un amore, un solo amore:
    l’amore di cui tu ti innamorassi.
    Ma
    non sono che quello che sono.

    Non respingere i sogni

    Non respingere i sogni perché sono sogni.
    Tutti i sogni possono
    essere realtà, se il sogno non finisce.
    La realtà è un sogno. Se sogniamo
    che la pietra è pietra, questo è la pietra.
    Ciò che scorre nei fiumi non è acqua,
    è un sognare, l’acqua, cristallina.
    La realtà traveste
    il sogno, e dice:
    “Io sono il sole, i cieli, l’amore”.
    Ma mai si dilegua, mai passa,
    se fingiamo di credere che è più che un sogno.
    E viviamo sognandola. Sognare
    è il mezzo che l’anima ha
    perché non le fugga mai
    ciò che fuggirebbe se smettessimo
    di sognare che è realtà ciò che non esiste.
    Muore solo
    un amore che ha smesso di essere sognato
    fatto materia e che si cerca sulla terra

    Quello che sei
    Quello che sei
    mi distrae da quello che dici.
    Lanci parole veloci,
    pavesate di risa,
    invitandomi
    ad andare dove mi porteranno.
    Non ti presto attenzione, non le seguo:
    sto guardando
    le labbra da cui sono nate.
    Intanto guardi lontano.
    Fissi lo sguardo laggiù,
    non so in cosa, e già si precipita
    a cercarlo la tua anima
    affilata, come saetta.
    Io non guardo dove guardi:
    io ti vedo guardare.
    E quando desideri qualcosa
    non penso a quello che vuoi
    né lo invidio: è il meno.
    Ciò che ami oggi, lo desideri;
    domani lo dimenticherai per un nuovo amore.
    No.
    Ti aspetto oltre qualsiasi fine o termine
    in ciò che non deve succedere.
    Io resto nel puro atto del tuo desiderio,
    amandoti.
    E non voglio altro
    che vederti amare.

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