Le più belle poesie d’amore di Salvatore Quasimodo

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    Le più belle poesie d’amore di Salvatore Quasimodo

    Oggi desidero proporvi le più belle poesie d’amore di Salvatore Quasimodo, grandissimo poeta del Novecento italiano, insignito del premio nobel per la letteratura, che interpretò la poesia come un momento della coscienza morale, ma non propriamente famoso per avere cantato l’amore…

    Ma la poesia del primo periodo, legata all’ermetismo oltre ad alcuni temi fondamentali come la condizione esistenziale del poeta, il paesaggio, i morti, la fuga del tempo tutti legati da un certo autobiografismo toccò anche l’amore.

    Già la pioggia è con noi

    Già la pioggia è con noi,

    scuote l’aria silenziosa.

    Le rondini sfiorano le acque spente

    presso i laghetti lombardi,

    volano come gabbiani sui piccoli pesci;

    il fieno odora oltre i recinti degli orti.

    Ancora un anno è bruciato,

    senza un lamento, senza un grido

    levato a vincere d’improvviso un giorno.

    Mobile d’astri e di quiete

    E se di me gioia ti vince,

    è nodo d’ombre.

    Non altro ora consola

    che il silenzio: e non ci sazia

    volto mutevole d’aria e di colli,

    giri la luce i suoi cieli cavi

    a limite di buio.

    Mobile d’astri e di quiete

    ci getta notte nel veloce inganno:

    pietre che l’acqua spolpa ad ogni foce.

    Bambini dormono ancora nel tuo sonno;

    io pure udivo un urlo talvolta

    rompere e farsi carne;

    e battere di mani ed una voce

    dolcezze spalancarmi ignote.

    Voglio pensare al cuore che hai mentre danzi,

    …voglio pensare al cuore che hai mentre danzi,

    e scavi le braccia e il capo sollevi come a donarti intera all’aria.

    Quel cuore io cerco;

    con esso raggiungerai il gesto preciso che ti farà alta nell’arte che ami,

    e per la quale, come me, consumi ogni fuoco.

    Ma come sei distante nel tempo!

    Mi pare talvolta, e lo temo fino all’angoscia nella mia solitudine di uomo,

    che tu possa scomparire come sei apparsa improvvisamente quella sera

    con un po’ di fuoco nei capelli e sulla fronte.

    Penso anche che andrai ora dove non posso vederti, ancora più distaccata da me.

    La memoria mi aiuterà a soffrire ancor più;

    perché in fondo noi siamo della razza di coloro

    che hanno per legge questa assidua pena di cercare armonia

    conquistando il dolore.