Le più belle poesie d’amore di William Shakespeare

da , il

    Le più belle poesie d’amore di William Shakespeare

    Oggi vi propongo le più belle poesie d’amore di William Shakespeare, poeta e drammaturgo inglese tra i più famosi e amati del mondo. William Shakespeare compose 154 sonetti dedicati in larga misura al tema dell’amore o di temi in relazione con l’amore.

    L’amore è per Shakespeare l’unica ricchezza di cui disponiamo. Attraversando la sua poetica dell’amore si toccano le vette più alte. È l’amore stesso che attinge nel sangue, e nella passione. È l’amore di cui egli ci da la visione nel rapporto tra la bellezza spirituale e della bellezza estetica.

    Sonetto 24

    Il mio occhio s’è fatto pittore ed ha tracciato

    L’immagine tua bella sul quadro del mio cuore;

    il mio corpo è cornice in cui è racchiusa,

    Prospettica, eccellente arte pittorica,

    Ché attraverso il pittore devi vederne l’arte

    Per trovar dove sia la tua autentica immagine dipinta,

    Custodita nella bottega del mio seno,

    Che ha gli occhi tuoi per vetri alle finestre.

    Vedi ora come gli occhi si aiutino a vicenda:

    I miei hanno tracciato la tua figura e i tuoi

    Son finestre al mio seno, per cui il Sole

    Gode affacciarsi ad ammirare te.

    Però all’arte dell’occhio manca la miglior grazia:

    Ritrae quello che vede, ma non conosce il cuore

    Se proprio devi odiarmi

    Se proprio devi odiarmi

    fallo ora,

    ora che il mondo è intento

    a contrastare ciò che faccio,

    unisciti all’ostilità della fortuna,

    piegami

    non essere l’ultimo colpo

    che arriva all’improvviso

    Ah quando il mio cuore

    avrà superato questa tristezza.

    Non essere la retroguardia di un dolore ormai vinto

    non far seguire ad una notte ventosa

    un piovoso mattino

    non far indugiare un rigetto già deciso.

    Se vuoi lasciarmi

    non lasciarmi per ultimo

    quando altri dolori meschini

    avran fatto il loro danno

    ma vieni per primo

    così che io assaggi fin dall’inizio

    il peggio della forza del destino

    e le altri dolenti note

    che ora sembrano dolenti

    smetteranno di esserlo

    di fronte la tua perdita

    Fa pure del tuo peggio per sfuggirmi

    Fa’ pure del tuo peggio per sfuggirmi

    tu in me vivrai per tutta la mia vita

    e vita non durerà più a lungo del tuo amore,

    perché sol da questo affetto essa dipende.

    Quindi temer non devo il peggior dei torti

    quando nel più piccolo la mia vita ha fine;

    mi par di meritare miglior sorte

    di quella che è balia dei tuoi capricci.

    Non puoi torturarmi con la tua incostanza

    perchè nel tuo disdegno muore la mia vita:

    o che beato titolo solo io posseggo,

    felice del tuo amore, felice di morire!

    Ma esiste felicità che nuvole non tema?

    Tu potresti ingannarmi ed io non saperlo.

    Sonetto 122

    Il dono tuo, il quaderno, è dentro la mia mente

    Scritto tutto in memoria imperitura,

    Che assai più durerà di quelle vuote pagine,

    Oltre ogni termine, fino all’eternità.

    O almeno fino a che la mente e il cuore

    Avranno da natura la facoltà di esistere,

    Finchè al labile oblìo non daran la lor parte

    Di te, il tuo ricordo non potrà cancellarsi;

    Quei miseri appunti non potrebbero tanto contenere,

    Né mi occorre un registro per segnare il tuo amore;

    Per questo ho osato dar via il tuo quaderno,

    Fidando invece in quello che meglio riceve.

    Il tenere un qualcosa che serva a ricordarti

    Equivarrebbe a ammettere ch’io so dimenticarti.

    Sonetto 43

    Quanto più chiudo gli occhi, allora meglio vedono,

    perchè per tutto il giorno guardano cose indegne di nota;

    ma quando dormo, essi nei sogni vedono te,

    e, oscuramente luminosi, sono luminosamente diretti nell’oscuro.

    Allora tu, la cui ombra le ombre illumina,

    quale spettacolo felice formerebbe la forma della tua ombra

    al chiaro giorno con la tua assai più chiara luce,

    quando ad occhi senza vista la tua ombra così splende!

    Quanto, dico, benedetti sarebbero i miei occhi,

    guardando a te nel giorno vivente,

    quando nella morta notte la tua bella ombra imperfetta,

    attraverso il greve sonno, su ciechi occhi posa!

    Tutti i giorni sono notti a vedersi, finchè non vedo te,

    e le notti giorni luminosi, quando i sogni si mostrano a me.