Occupazione femminile: l’Italia sempre indietro

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    Occupazione femminile: l’Italia sempre indietro

    Da pochi giorni sono stati ufficializzati i nuovi dati dell’Istat che presentano un quadro generale della situazione economica e sociale dell’Italia in questo momento. La crisi economica non è finita, i problemi da affrontare sono ancora molti e tra questi la situazione della donna e della sua emarginazione lavorativa è in vetta ai problemi da risolvere. ‘La crisi ha aggravato i problemi strutturali relativi dell’occupazione femminile - si legge nel rapporto – in particolare in tema di qualità del lavoro’. Ma vediamo nel dettaglio dopo il salto.

    Per le donne ‘si è ampliata l’area degli impieghi non standard, si è acutizzato il sottoutilizzo del capitale umano, e sono cresciuti i problemi di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro‘.

    Le donne lavorerebbero di meno per questioni principalmente legate alle difficoltà di conciliazione vita-lavoro e le retribuzioni nette mensili delle dipendenti sarebbero inferiore di circa il 20 per cento a quelle degli uomini. E’ in aumento invece l’occupazione femminile non qualificata, l’unica che, non grazie alle istituzioni, permetterebbe la discontinuità di lavoro dovuta alla nascita di figli, che ancora oggi in Italia viene spesso classificata come un ‘problema’ nell’ambito dei lavori per cui si necessitano qualificazioni professionali.

    Siamo molto indietro insomma, secondo quanto riportato nel rapporto Istat ‘Le distanze nei tassi di occupazione delle donne italiane rispetto alla media Ue si accentuano In particolare nel nostro paese ci sarebbe un aumento considerevole delle donne che dichiarano di svolgere un part time involontario, in Italia infatti sarebbero il doppio rispetto alle donne europee (42,7 contro 22,3 per cento)’.

    Una situazione non certo gratificante né per le donne che hanno studiato per anni e che ancora non possono usufruire tranquillamente dei diritti che garantiscono la conciliazione famiglia-lavoro, nè per quelle donne che dichiarano di svolgere un part time involontario, con contratti che equivalgono a carta straccia e che ancora oggi si ritrovano a dover risolvere tutto da sole senza l’aiuto dello stato e senza alcuna garanzia da parte dei datori di lavoro.