Sessualità su internet: l’Egitto pensa a come censurarla

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    Sessualità su internet: l’Egitto pensa a come censurarla

    Il web è l’altra faccia del mondo, una realtà che ormai non è più soltanto parallela a quella che in cui viviamo, bensì un nuovo mondo che poco alla volta si sta amalgamando con la realtà fisica. Purtroppo però, si sa, il web nasconde molti lati oscuri tra cui quello della pornografia, poco tollerato da molti e trasformatosi in una vera dipendenza per altri. L’esibizione della sessualità su internet è una nota dolente per i governi di tutto il pianeta: quelli democratici hanno compreso che, nonostante tutto, è un indice del grado di libertà di un paese. Concetto che i paesi del Nord Africa e del Medio Oriente devono ancora assimilare.

    E’ recente la notizia che in Egitto, il potere politico abbia intenzione di oscurare tutti quei siti considerati di carattere pornografico. Un tribunale locale avrebbe già apertamente dichiarato illegali i siti porno.

    Dalle fila del governo attuale è giunta la proposta di bandire tutti contenuti hard. Younis Makhioun, esponente del partito di maggioranza, a tal proposito, ha dichiarato:

    Abbiamo la responsabilità di garantire che le leggi e i regolamenti in Egitto aderiscano al tessuto morale e religioso del Paese’.

    Nonostante sia stato rilevante il ruolo del web nella primavera araba (grazie anche alle reti internet si è giunti alla caduta di Mubarak) in realtà la fetta di popolazione egiziana raggiunta dalla rete è pari soltanto al 26%. L’allarme sociale per la diffusione della pornografia sembra quindi piuttosto prematuro, anche se le statistiche di Google Trends posizionano l’Egitto al quinto posto nella ricerca della parola ‘sesso’ (ciò non significa necessariamente che la ricerca sia esclusivamente di carattere pornografico).

    La proposta è stata addirittura pubblicata sulla pagina ufficiale del partito su Facebook ed ha riscosso notevoli consensi e addirittura una proposta di estendere il divieto anche alla TV.

    Sempre Makhioun, il promotore della censura della sessualità su internet, ha confessato di non avere in mente un metodo per tradurre in pratica la sua proposta ma ammette che si accontenterebbe semplicemente di rendere più difficile l’accesso alla pornografia online.