Verlaine e le poesie dell’amore probito

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    Le poesie d’amore di Verlaine sono come un dipinto futurista in cui i colori e i tratti convulsi dei pennelli raccontano la complessità delle passioni umane. Una produzione letteraria ricca e variegata, altalenante che oscilla tra un presunto stato di pace e un’inquietudine decadente, tra un istante di passione liturgica ed uno di passione crudamente erotica. Nella vita di Verlaine esisteva un solo sacro fuoco, la sua passione tormentata per il giovanissimo poeta Rimbaud, ogni momento della sua esistenza rimase segnato da questo sentimento devastante che lo spinse addirittura a sparare un colpo di pistola al suo giovane amante.

    Atto che gli costò il carcere, dove, nonostante l’angustia del posto e della situazione, continuò a scrivere del suo amore probito.

    Morì povero in un ospedale di Parigi e nemmeno poteva immaginare che la sua poesia sarebbe diventata immortale, manifesto del sentimento più intenso che un uomo possa provare, emblema della potenza dell’amore.

    Tra le sue parole si percepiscono suoni, emozioni tradotte in vibrazioni che si insediano nel profondo dell’anima.

    Assaporate il gusto delle poesie d’amore di Verlaine, ve ne riportiamo alcune:

    Versi per essere calunniato

    Questa sera m’ero chinato sul tuo sonno.

    Tutto il tuo corpo dormiva casto sull’umile letto.

    E vidi, come uno che legge e che riflette,

    ah! ho veduto che tutto è vano sotto il sole!

    Che si esista, oh delicato miracolo,

    tant’è il nostro splendere un fiore che gualcisce.

    Oh pensiero che sconfina nella follia!

    Misero, dormi! Me, tiene desto una pena per te.

    Ah! sfortuna d’amarti mio fragile amore

    che respiri come si spirerà, un giorno!

    O immobile sguardo, che tale farà la morte!

    O bocca che nel sonno ride sulla mia bocca,

    nell’attesa d’un altro riso più truce!

    Presto, svegliati. Di’, l’anima non muore?

    Queste passioni

    Queste passioni che loro soli chiamano ancora amori

    sono amori anch’essi, teneri e furiosi,

    con particolarità curiose

    che non hanno gli amori certi d’ogni giorno.

    Eroiche anche più d’essi e meglio d’essi,

    esse s’adornano di splendori d’anima e di sangue

    tali che al confronto gli amori inquadrati

    non sono che Riso e Gioco o bisogni erotici

    che vani proverbi, che un nulla da bimbi troppo viziati.

    “Ah! I poveri amori banali, animali,

    normali! Gusti grossolani o frugali bulimie,

    senza contare la stupidità delle fecondità!”

    Possono dire coloro che l’alto Rito consacra,

    avendo conquistato la pienezza del piacere,

    e l’insaziabilità del loro desiderio

    che benedice la fedeltà del loro merito.

    La pienezza! Costoro l’hanno superlativamente:

    baci sazi, ingozzati, mani privilegiate

    nella ricchezza delle carezze ripagate,

    e questo divino finale annientamento

    Così sono i forti e i forti, l’abitudine

    della forza li rende invitti al diletto.

    Copioso, gustoso, debordante, il diletto!

    Lo credo bene che loro l’abbiano, la piena pienezza!

    E per esaudire i loro voti, ciascuno di loro, a turno,

    compie l’azione suprema, ha la perfetta estasi

    - talvolta la coppa o la bocca e talvolta il vaso -

    estatico come la notte, fervente come il giorno

    I loro bei sollazzi sono grandi e gai.

    Niente crisi di quelle:

    svenimenti, nervi.

    No: giochi coraggiosi, poi felici

    braccia stanche attorno al collo, per meno languidi

    che stretti sonni a due, tutti interrotti per ricominciare

    Dormite, innamorati!

    Mentre attorno a voi

    il mondo disattento alle cose delicate,

    rumoreggia o giace in sonnolenze scellerate,

    senza neppure, è così sciocco!, essere geloso di voi

    E quei risvegli franchi, chiari, ridenti, verso l’avventura

    di fieri dannati di un più magnifico sabba?

    E salve, testimoni puri dell’anima in questa lotta

    per l’affrancamento dalla greve natura!

    Canzone d’autunno

    I singhiozzi lunghi

    dei violini d’autunno

    mi feriscono il cuore

    con languore

    monotono.

    Ansimante

    e smorto, quando

    l’ora rintocca,

    io mi ricordo

    dei giorni antichi

    e piango;

    e me ne vado

    nel vento ostile

    che mi trascina

    di qua e di là

    come la foglia

    morta.

    Camminavo sui sentieri infidi

    Camminavo su sentieri infidi

    dolorosamente incerto.

    E le tue care mani mi guidarono.

    pallido un debole presagio d’alba

    riluceva all’orizzonte lontano:

    il tuo sguardo fu il mattino.

    Nessun altro rumore che il suo passo

    sonoro incoraggiava il viaggiatore.

    La tua voce mi disse: Vai avanti!.

    Il mio cuore timoroso, oscuro,

    piangeva solo sulla triste via:

    l’amore, delizioso vincitore,

    ci ha riuniti nella gioia.

    Ho quasi paura

    Ho quasi paura, in verità,

    tanto sento la mia vita allacciata

    al pensiero radioso

    che l’anima mi ha preso l’altra estate,

    tanto la tua sempre cara immagine

    abita in questo cuore tutto tuo,

    questo mio cuore soltanto bramoso

    di amarti e di piacerti!

    Io tremo – e tu perdona

    la mia estrema franchezza -

    se penso che un sorriso, una parola

    da parte tua son legge ormai per me,

    e che ti basterebbe un solo gesto,

    una parola, un battito di palpebre,

    per chiudere il mio essere nel lutto

    della sua celeste illusione.

    Verlaine non fu il poeta che scrisse di una vita immaginata che avrebbe desiderato vivere, i suoi scritti sono la traduzione letteraria di una vita vera, vissuta su di una giostra che non si ferma mai, quella dell’amore.