Chirurgia plastica etnica: tutte vogliono i tratti occidentali

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    Chirurgia plastica etnica: tutte vogliono i tratti occidentali

    Negli Stati Uniti è sempre crescente il numero delle donne di origine afroamericane, asiatiche e latine che fanno ricorso alla chirurgia plastica per attenuare i tratti caratteristici della propria razza. Infatti a New York si stanno diffondendo a macchia d’olio cliniche specializzate in operazioni di chirurgia plastica correttiva su pazienti delle principali minoranze etniche che abitano negli Stati Uniti. Il problema fondamentale lamentato dalle afroamericane è ovviamente il naso, tanto che è stata inventata una rinoplastica specifica per le loro necessità, chiamata Slumpimplant: l’operazione consiste nel ridurre le narici e rimpicciolire la punta del naso.

    Gli altri interventi più quotati sono la riduzione del volume delle labbra troppo carnose e persino delle guance.

    Le asiatiche invece ricorrono alla chirurgia estetica soprattutto per modificare i loro caratteristici occhi a mandorla ed ottenere così occhi più grandi come le occidentali che tanto invidiano. L’intervento prevede l’inserimento di una piega sopra l’occhio per aprirlo maggiormente e dare maggior luminosità allo sguardo.

    Invece gli ispanici sono l’etnia che maggiormente si sottopone al ritocchino dal chirurgo estetico. Secondo gli studi della Società Americana dei Chirurghi Plastici e dell’Accademia Americana di Chirurgia Estetica nel 2009, gli interventi attribuibili ai latini sono circa un milione e mezzo. Quale aggiustamento prediligono? Ovviamente il lifting del lato B notoriamente poco voluminoso negli ispanici.

    L’occidentalizzazione dei canoni estetici su scala mondiale dimostra come l’individuo stia tentando in tutti modi di rientrare nei canoni proposti dai media, dal mondo della bellezza e della moda, per sentirsi ‘accettato’.

    Sintomo questo di una società fortemente malata ed instabile che tende all’omologazione di massa con il rovescio della medaglia di un sempre più crescente razzismo dinnanzi alle diversità.

    Siamo ormai di fronte a quella che può essere definita la chirurgia plastica di natura etnica, una branchia emergente che soddisfa non più soltanto la volontà di migliorarsi ma anche di cambiare i tratti distintivi della propria razza d’origine.

    Un vero e proprio processo di denaturazione iniziato timidamente tanti anni fa con il suo primo protagonista, Michael Jackson (il primo nero che riuscì a ‘sbiancare’ così tanto la sua pelle da diventare bianco).