Tanoressia, ovvero l’abbronzatura che crea dipendenza

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    Tanoressia, ovvero l’abbronzatura che crea dipendenza

    L’abbronzatura può creare dipendenza: si chiama Tanoressia, che unisce il termine tan, abbronzatura in inglese, a quello greco orexia, cioè fame, in questo caso della pelle dorata. Proprio come gli anoressici che non si vedono mai abbastanza magri, i soggetti che soffrono di questa patologia non si vedono mai abbastanza abbronzati, esponendo il proprio corpo a dosi eccessive di raggi solari, siano questi naturali in spiaggia o artificiali sui lettini dei centri specializzati.

    A rivelare questa nuova dipendenza moderna è stato il Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York che ha tenuto sotto osservazione 421 studenti del college, di cui 229 si sottoponevano regolarmente ai lettini almeno due volte al mese. Da questi studi è risultato che la percentuale di ragazzi che soffriva di tanoressia si aggirava nella fascia dal 30 al 39 %.

    Doppiamente dannosi per la salute dei giovani, i lettini non dovrebbero essere usati sotto i 35 anni, come sottolinea l’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro (IARC): chi si sottopone in età troppo giovane alle lampade abbronzanti aumenta del 75% la possibilità di sviluppare il tumore maligno della pelle.

    Le stime purtroppo non sono rassicuranti: solo nel nostro Paese i decessi legati al melanoma sono circa 7.000 all’anno. Le scottature, o peggio le ustioni, che si prendono in giovane età, provocano danni che si possono vedere solo dieci anni dopo ma che rovinano la pelle in maniera irreversibile. Gli esperti poi sottolineano che, come in ogni dipendenza, i tanoressici sono succubi del rilascio di serotonina legata all’esposizione al sole, che li fa sentire bene. Per guarire è necessario rivolgersi a un supporto psicologico costante per evitare danni irrimediabili per la nostra salute.