Arredamento etnico e design: la nuova frontiera del mondo globalizzato

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    L’arredamento etnico è stato considerato, fino a poco tempo fa, uno stile povero, scomodo, adatto insomma a chi non poteva permettersene uno tradizionale o a chi volesse arredare senza spendere troppo la seconda casa o il giardino. Era senza pretese, economico e resistente, poi col tempo le cose sono cominciate a cambiare e, anche grazie alle influenze glocal e alla globalizzazione, ai viaggi sempre più frequenti e ad una voglia di cambiamento, l’arredamento etnico si è trasformato in un pregiato mercato, che ora va a braccetto con il design di ultima generazione. Altri fattori che hanno favorito il passaggio sono stati la riscoperta dell’artigianato, il gusto dell’esotico e la tendenza ecocompatibile sviluppatasi negli ultimi anni soprattutto nell’ambito del design.

    Quindi dai divani in canne di bambù, dai cesti di vimini, dalle poltrone in rattan intrecciato e dalle stuoia di foglie, l’arredamento etnico, da sempre espressione dell’arte sud orientale, ha subito la contaminazione occidentale ed ha al tempo stesso contaminato i canoni occidentali. Adesso infatti abbiano il new etnico, che riprende elementi caratteristici di tradizioni millenarie e lontane e li riporta e li adatta in contesti raffinati e di design, come i locali alla moda sul mare, in cui l’arredamento etnico è un must.

    Molti i designer che appoggiano questa fusione, sebbene per motivi diversi: c’è chi lo fa per puro spirito conoscitivo e di sperimentazione, chi ritiene che sia un modo per riprodurre a livello industriale la lavorazione manuale, o chi ancora è convinto che l’arredamento etnico possa portare nel nostro mondo quei caratteri peculiari appartenenti a civiltà lontane.