Come cuocere gli spaghetti

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    Come cuocere gli spaghetti? Un’operazione apparentemente semplice che in realtà richiede un po’ di attenzione, perché gli errori sono più diffusi di quanto crediamo. Per esempio, lo sapevi che l’acqua andrebbe salata solo dopo l’ebollizione? E che dire della pessima abitudine di spezzare gli spaghetti o di piegarli con le mani? Gesti banali che compromettono la cottura e il risultato finale. Imparare a cucinarli al dente è un nostro dovere, in quanto italiani. Ecco alcuni trucchi per riuscirci e alcuni errori da evitare.

    Cuocili in acqua abbondante

    L’acqua deve essere abbondante, al bando pentolini, evviva i pentoloni. Se non ne hai, acquistane uno su misura, torna sempre utile.

    Aggiungi il sale dopo l’ebollizione

    Un errore comune, salare quando l’acqua è ancora fredda. Non costa nulla aspettare la fase di ebollizione.

    Cala gli spaghetti quando il sale si è sciolto

    Non serve aspettare molto ma è importante lasciare che il sale si sciolga, quindi procedere calando gli spaghetti in pentola.

    Non spezzare gli spaghetti

    E’ un’abitudine che torna utile se la pentola non è abbastanza capiente, ma è un errore che compromette irrimediabilmente il risultato.

    Scopri come riutilizzare l’acqua di cottura della pasta

    Non manipolare gli spaghetti

    Ovvero non toccarli con le mani per spingerli in acqua, non girarli e rigirarli ma lasciali tranquilli, è il miglior modo per favorire una cottura ottimale.

    Segui le indicazioni di cottura

    Anche se i tempi medi di cottura si aggirano intorno ai 10 minuti, è meglio seguire i tempi riportati sulla confezione, sono più precisi.

    Se li salti in padella, cuocili di meno

    Se li salti in padella con il sugo è meglio scolarli qualche minuto prima rispetto ai tempi riportati sulla confezione.

    Scopri come fare la cottura della pasta direttamente in padella

    Non fermare la cottura con l’acqua fredda

    Evita di fermare la cottura con l’acqua fredda, rischi di compromettere il risultato finale. Non vanificare, proprio all’ultimo, il tuo operato.