Depuratori per l’acqua domestici: utili o dannosi?

da , il

    Depuratori per l’acqua domestici: utili o dannosi?

    Gli italiani sono tra i popoli che consumano la maggiore quantità di acqua minerale, con un consumo pro capite annuo di oltre 150 l. La ragione va ricercata in primo luogo nella non sempre alta qualità dell’acqua de rubinetto. Ma esiste un’alternativa salutare, economica e meno inquinante delle bottiglie di plastica di acqua minerale? L’alternativa sembra venire dagli impianti di depurazione domestici ma sul punto l’opinione pubblica non ha parere univoco.

    Molti presentano i sistemi di depurazione come la soluzione ecologica al problema della filtrazione dell’acqua. Uno dei materiali utilizzati a questo scopo è il carbone che, già nel Rinascimento, veniva steso sui tetti per trattare l’acqua piovana: il carbone ha un’alta capacità di assorbimento di cloro e sostanze organiche. I filtri in carbone però si saturano velocemente e vanno sostituiti di frequente. I sistemi più usati restano quindi quelli che sfruttano il processo di osmosi dell’acqua. Il costo dei depuratori domestici non è altissimo (solitamente oscilla tra qualche centinaio di euro fino ad alcune migliaia) e viene in ogni caso recuperato nel risparmio nel lungo periodo. Di avviso contrario è però l’associazione Altroconsumo che ha sottolineato l’inutilità dei depuratori domestici sia dal punto di vista economico che in termini di funzionalità. Secondo i dati riportati a seguito di una ricerca su 11 città italiane per ottenere un litro di acqua filtrata se ne sprecano due di acqua potabile. Pare inoltre che gli impianti di depurazione nei rubinetti rischino addirittura di peggiorare la qualità dell’acqua, rendendola troppo dolce e esponendola a rischio di batteri. Ma allora quale acqua possiamo bere?