Allattamento neonati: cosa fare in caso di capezzoli rientrati

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    Allattamento neonati: cosa fare in caso di capezzoli rientrati

    Alcune donne hanno i capezzoli rientrati, detti anche introflessi: in media questo problema è comune a circa l’8% delle donne. In realtà sarebbe più opportuno parlare al singolare perché questa caratteristica può anche riguardare un solo capezzolo e non necessariamente entrambi. Se durante la vita sessuale e in generale nella salute delle donne non crea problemi alcuni dubbi emergono invece dopo la gravidanza, per quanto riguarda l’allattamento.

    Questa struttura del capezzolo in effetti dipende proprio dalla particolare brevità dei cosiddetti dotti galattofori, ossia i canali che portano il latte fino al capezzolo. Le donne con i capezzoli rientrati possono allattare? Assolutamente si, anche se è innegabile che c’è qualche difficoltà in più. Va detto prima di tutto che in alcuni casi è il capezzolo stesso che, dopo la gravidanza, si spinge per sporgere verso l’esterno in maniera spontanea. Questo può accadere soprattutto nei giorni immediatamente successivi al parto. Nel caso in cui ciò non accada ci sono comunque dei sistemi esterni che agevolano l’allattamento. Nelle farmacie potete acquistare Niplette, ossia uno strumento che va applicato al capezzolo e che gli permette di sporgere verso l’esterno. L’idea si deve al chirurgo plastico inglese Douglas Mac George: in pratica questo strumento, mediante una pompa a siringa connessa da una valvola a un dispositivo di plastica che viene appunto applicato sull’aureola, riesce ad aspirare il capezzolo. Basta applicarlo regolarmente per qualche giorno per agevolare la fuoriuscita del capezzolo e allattare il proprio bambino in maniera del tutto naturale.