Allergie alimentari tra i bambini in aumento: più frutta e verdura per ridurle

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    Allergie alimentari tra i bambini in aumento: più frutta e verdura per ridurle

    Il fenomeno delle allergie alimentari in crescita è un dato certo degli ultimi anni. Studi recenti hanno dimostrato che questa crescita esponenziale riguarda anche quelle che colpiscono i bambini. Di recente a confermarlo sono i dati diffusi in occasione dell’ultima Settimana mondiale dell’allergia alimentare, organizzata dall’associazione Food Allergy Italia. Il problema riguarda diverse migliaia di ragazzini italiani allergici agli alimenti: 270.000 hanno fra 0 e 5 anni, circa 150.000 sono bimbi tra i 5 e 10 anni, altri 150.000 tra i 10 e i 18 anni. La maggior parte di questi è soggetta a reazioni lievi. Circa 5.000 bambini con meno di 5 anni, però, sono a rischio di reazioni allergiche serie, che espongono a shock anafilattico.

    I dati risultano preoccupanti perché le reazioni allergiche possono manifestarsi all’improvviso, in modo violento e soprattutto inaspettato, anche per i bambini che non hanno precedenti in famiglia e che non hanno mai accusato disturbi.

    Possiamo ricordare brevemente anche i cibi più spesso responsabili delle allergie alimentari. Particolarmente diffuse tra i bambini sono quelle al latte vaccino, alle uova, alla frutta secca (arachidi, noci e nocciole). Seguono poi pomodoro, soia, grano, crostacei, alcuni tipi di frutta e verdura. Si tratta quindi di cibi molto comuni che un bambino può trovare in molti piatti.

    Il problema allora è anche quello di individuarne le cause o comunque le possibili cause. In passato si collegavano le allergie all’ereditarietà, a uno svezzamento non corretto e all’eccessiva igiene. Oggi alcune di queste cause restano confermate, il mancato allattamento al seno, il fumo in gravidanza, uno svezzamento del neonato troppo precoce, prima dei quattro mesi). Altri fattori si sono aggiunti; tra questi di sicuro il minor apporto nella dieta di frutta e verdure. Questa ipotesi è rafforzata dalla constatazione che l’incidenza delle allergie è aumentata particolarmente nel mondo occidentale e nei paesi in via di sviluppo che orientano in questo senso la loro alimentazione.