Amico immaginario: per il bambino è un modo di comunicare

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    Amico immaginario: per il bambino è un modo di comunicare

    Avete scoperto che vostro figlio ha un amico immaginario? Nella maggior parte dei casi questo non deve destare preoccupazione e corrisponde ad una fase del tutto normale dello sviluppo infantile. Quella che fino a qualche tempo fa era infatti ritenuta una condizione anomala, oggi viene considerata come una proiezione fantastica che aiuta il bambino a comunicare con il mondo esterno e reale.

    Spesso il bambino racconta all’amico immaginario incubi e paure che non riesce a confidare agli adulti. L’amico diventa una sorta di alter ego che a volte assume proprio l’aspetto delle persone di cui il bambino sente la mancanza, ad esempio un genitore troppo preso dagli impegni avorativi. Cercate quindi di indagare sull’identità di questo amico irreale in maniera discreta e non siate aggressivi o troppo invadenti: può essere una porta per comunicare con vostro figlio e scoprire se qualcosa lo turba. E’ importante non prendere in giro il bambino o non rimproverargli in maniera dura l’inconsistenza di questa figura: ovviamente è vero anche il contrario e cioè che non bisogna enfatizzare troppo l’amico immaginario e fomentare vostro figlio in questa convinzione. Occorre molto tatto. Il bambino imparerà poi in maniera autonoma a distinguere il mondo fantastico da quello reale, in modo del tutto naturale. Solitamente infatti si tratta di una fase che non dura molto. Esistono però anche persone più adulte che, veramente o per business, hanno un amico immaginario: a New Port qualche anno fa un ragazzo di ventisette anni aveva deciso di vendere su ebay il suo amico immaginario. Pensate che per ottenere la presenza fittizia, chiamata Jon Malipieman, l’asta era arrivata a fiorare i quindicimila euro: l’annuncio è stato poi rimosso senza ulteriori spiegazioni. Il ragazzo comunque non mancava certo di fantasia e aveva descritto il suo amico in tutti i dettagli, fisici e caratteriali.