Amniocentesi: è meno rischiosa se si usano antibiotici

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    Amniocentesi: è meno rischiosa se si usano antibiotici

    Si parla spesso dei rischi dell’amniocentesi: molte donne in gravidanza hanno paura di sottoporsi a questo esame invasivo tanto che si studiano da tempo soluzioni alternative all’amniocentesi. oggi questi potrebbero essere notevolmente ridotti, almeno secondo quanto afferma una recente ricerca italiana dello studio APGA trial. Già in passato questi ricercatori avevano evidenziato la capacità degli antibiotici di ridurre il rischio di aborto come complicanza dell’amniocentesi. In effetti negli ultimi anni le conseguenze tragiche di questo esame diagnostico prenatale sono notevolmente in calo: si è passati dall’1% allo 0,3-0,5%.

    La profilassi con antibiotico sembrerebbe quindi ridurre i rischi dell’amnioentesi del 50%: gli antibiotici infatti contrastano i batteri che si insidiano nelle vie genitali femminili. Al momento del prelievo del liquido amniotico questi batteri possono infettare il liquido stesso e determinare la rottura del sacco amniotico. A causare i rischio di aborto non è quindi il prelievo in se stesso ma la possibilità che, nei giorni seguenti, il liquido subisca infezioni batteriche. Le modalità di assunzione degli antibiotici in gravidanza devono in ogni caso essere stabilite dal ginecologo. Restano dubbi sulla possibilità che gli antibiotici possano in ogni caso mettere a rischio il feto ma i medici sul punto tranquillizzano le future mamme: il principio attivo si ferma soprattutto nelle membrane amniotiche e quindi non oltrepassa la barriera della placenta. E’ la placenta a trasmettere al feto il nutrimento di cui ha bisogno, il sangue e l’ossigeno. Il principio attivo quindi arriva al feto solo in quantità minime e si dimezza ulteriormente dopo poche ore dall’assunzione.