Asili e nido: sono indispensabili anche per combattere la crisi economica

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    Asili e nido: sono indispensabili anche per combattere la crisi economica

    Avere dei buoni asili non è importante solo per le mamme ma per tutta la comunità: a sostenerlo non sono propagande portate avanti dai genitori ma uno studio pubblicato sul giornale online della Bocconi, ‘Kwowledge Bocconi’. Secondo quanto evidenziato dagli studiosi un buon asilo serve prima di tutto a formare l’intelligenza dei bambini, futuri studenti e componenti attivi della comunità. Sostenere lo sviluppo della scuola sarebbe inoltre produttivo per tutta la società: i tre esperti che hanno firmato il documento, Alessandra Casarico, Luca Micheletto e Alessandro Sommacal, propongono di incentivare la qualità di asili e nidi piuttosto che, come si tende a consigliare solitamente, ridurre le tasse sul lavoro.

    Per favorire la ripresa economica è meglio mettere a disposizione delle mamme servizi infantili di qualità piuttosto che spingerle a lavorare di più attraverso la detassazione del lavoro. Se le madri lavorano di più i servizi che sostituiscono il tempo dedicato ai figli devono essere di qualità: le imposte più basse infatti incentivano il lavoro ma comportano anche maggiore assenza dei genitori. Il tempo passato con i genitori, e in particolare con la mamma, è invece molto importante per lo sviluppo dei bambini e può contribuire alla sua formazione più di altri tipi di assistenza all’infanzia. L’unica alternativa che le madri che lavorano hanno è quella di lasciare i figli in asili di qualità. Questi istituti possono inoltre essere un valido aiuto nel caso in cui le mamme siano scarsamente istruite. Se gli asili non offrono buoni servizi verranno accentuate le diseguaglianze sociali. Ma come si traduce questa teoria in numeri? Secondo i calcoli dei tre economisti la perdita in termini di benessere per una comunità dove gli asili non funzionano bene è compresa tra lo 0,2 e il 5,7% del consumo aggregato. A questo proposito l’Unione Europea ha stabilito l’obiettivo per i Paesi membri di garantire un posto negli asili per almeno il 33% dei bambini tra 0 e 2 anni. Molti Stati, però, tra cui anche l’Italia, sono molto distanti da questo obiettivo.