Avere un figlio all’estero vi farebbe stare più tranquille?

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    Avere un figlio all’estero vi farebbe stare più tranquille?

    Sono circa 20-25 mila le coppie che, per problemi di fertilità dovuti all’età o a fattori fisiologici, ricorrono annualmente all’inseminazione artificiale e spesso, per impedimenti legislativi o per la qualità dell’assistenza sanitaria, preferiscono non farlo nel loro Paese di residenza. Sono le cosiddette ‘crossing over’, ovvero aspiranti mamme che varcano i confini per inseguire il sogno di maternità.

    Una recente indagine della Società europea di riproduzione umana e embriologica ci porta in questo mondo, svelandone dettagli interessanti. Il ritratto è in media quello di una donna vicino ai 40 anni, eterosessuale, sposata e con problemi di fertilità. Non mancano però casi di donne omosessuali (il record spetta alla Francia) e di donne che superano i quaranta anni (le inglesi sono solitamente quelle più anziane). Il dato che ci riguarda da vicino è che le italiane sono le più presenti: una donna su tre a fare le valigie è italiana, in media il 31,8%. Nessun altro Paese si avvicina a queste cifre: la seconda è la Germania con il 14,4%. Ma dove vanno queste donne? I paesi più gettonati sono Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Slovenia, Spagna e Svizzera. Ovviamente tra questi si tende a prediligere quello più vicino: gli italiani ad esempio scelgono la Svizzera. L’approfondimento sulle donne italiane ha messo in evidenza che più che richiedere trattamenti vietati nel nostro Paese, come la diagnosi preimpianto o la fecondazione eterologa, le donne vanno all’estero per stare più tranquille, perchè speranolo di trovare strutture migliori qualitativamente. Molte sono le donne italiane costrette a spostarsi prima del compimento dei 35 anni: il dato conferma la frequenza di problemi di fertilità anche in età riproduttiva.