Bambini di due anni: come affrontare la fase dei NO

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    Bambini di due anni: come affrontare la fase dei NO

    Tutti i genitori ci passano: quando i bambini soffiano le due candeline sulla torta di compleanno è in arrivo una fase davvero stressante che può durare da pochi mesi ad un anno. Alcuni sono precoci ed iniziano ai 18 mesi: è la fase dei no. No a qualsiasi richiesta o proposta anche se tecnicamente conveniente per loro, un po’ per capriccio un po’ per testardaggine e per sfida. Al no seguono spesso urla disperate e pianti isterici. Per i bambini questo comportamento è l’espressione di un desiderio di indipendenza: non vuol dire assolutamente che siete cattivi genitori quindi non la prendete sul personale. Come possono sopravvivere i genitori?

    Prima di disperare bisogna innanzitutto prendere in considerazione l’importanza di questo periodo. Per lo sviluppo del bambino è una tappa obbligata della crescita: se i genitori imparano a capire la fase di No, ad accettarla e ad affrontarla nel modo giusto può essere un periodo molto positivo. Come interpretare tutti questi no? ‘No’ non vuol dire necessariamente ‘non mi piace’: spesso significa semplicemente ‘no perché mi viene imposto’. In questo caso, se l’imposizione diventa libera scelta, il NO potrebbe diventare magicamente un SI. Questo significa che dovete giocare d’astuzia: dovete fargli pensare che sia lui a scegliere e non che si limiti ad obbedire. Cercate sempre di dargli un’alternativa: ovviamente escludendo quelle situazioni, come ad esempio la salute o la sicurezza, sulle quali non sono ammesse deroghe. A volte invece a fargli rifiutare una proposta non è ribellione ma spirito di contraddizione: non riescono neppure loro ad interpretare bene i loro desideri oppure non sanno esprimerli. Cercate quindi di non avere aspettative troppo alte: è giusto insegnare l’educazione ma ad esempio impuntarsi troppo se lascia i giocattoli in giro per casa è uno sforzo inutile perché i bambini comprendono il valore dell’ordine solo verso i sette anni. Non aspettatevi quindi che a tre o quattro anni rimetta sempre in ordine di sua iniziativa: quello che è ‘naturale’ per un adulto non lo è necessariamente per i bambini.