Bambini in carcere, un altro Natale dietro le sbarre

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    Bambini in carcere, un altro Natale dietro le sbarre

    In carcere ci sono senza dubbio innocenti: non mi riferisco alle persone in attesa di giudizio ma ai bambini figli di donne in carcere, che sono costretti a vivere la loro infanzia dietro le sbarre. Sono bambini dai 0 ai tre anni che non possono andare nei parchi e giocare all’aria aperta come i coetanei per una colpa che non hanno. Attualmente in Italia sono 58 i ragazzini che vivono in carcere con le loro mamme detenute: eppure questa situazione costituisca una grave violazione della Convenzione ONU sui diritti del fanciullo ed esista una norma ferma in Commissione Giustizia che permetterebbe a questi bambini di uscire.

    Attualmente la legge prevede che questi bambini crescano in carcere per i primi tre anni di vita: al compimento del terzo anno vengono separati dalla mamma e devono lasciare l’istituto penitenziario che è stato la loro triste e scomoda casa. Molti di loro hanno fratelli maggiori che li aspettano a casa. Diverse Ong, tra cui Terres De Hommes, sono impegnate per aiutare questi bambini a crescere in un ambiente sereno lontano da un mondo che non hanno scelto. L’obiettivo era che il progetto venisse discusso in Parlamento entro Natale ma così non è stato. I punti fondamentali della legge da approvare sono il divieto di carcere per le madri con bambini da 0 a 3 anni, anche come misura cautelare, e la sostituzione con gli arresti domiciliari speciali e la tutela dei figli di tutte le detenute, anche quelle straniere evitando, scontata la pena, l’espulsione automatica senza verifica. La sfida è quella di affrontare il problema dando priorità al bambino, come prescrive la Convenzione ONU, evitando il più possibile il carcere e permettendo alla madre di scontare la pena in luogo diverso dalla prigione, anche se attenuato. Si parla giustamente dei diritti delle detenute e dei carcerati ma ancor di più si dovrebbe aver riguardo per chi non può difendersi e dietro le sbarre c’è nato.