Bambini prematuri: la Carta dei diritti

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    Bambini prematuri: la Carta dei diritti

    In Italia sono sempre più i bambini che nascono prematuri e questo dipende da vari fattori. In primis dall’aumento dell’età media della mamma, ma anche dal sempre maggiore ricorso alla fecondazione assistita. Si stima che i bambini che nascono in Italia ogni anno prematuri (cioè prima della 37a settimana di gravidanza) sono circa il 6,9% di tutte le nascite, mentre si attestano all’1% le nascite di bambini ‘grandi prematuri’ (cioè quelli che nascono prima della 32a settimana di gravidanza). Si tratta di percentuali che pongono l’accento sulla necessità di garantire dei diritti a questi bambini e ai loro genitori, dato che si tratta di una situazione in cui il bambino necessita di attenzioni e cure particolari.

    Da questa esigenza nasce la ‘Carta dei diritti del bambino prematuro’ che è stata recentemente presentata in Senato. La Carta è stata scritta da ginecologi, neonatologi, esperti internazionali, ma anche da genitori. Si, perché la Carta, oltre a riconoscere i diritti fondamentali per il bambino prematuro, ne individua indirettamente molteplici anche per i genitori che ad esempio hanno diritto ad accedere ai reparti di assistenza dei bambini prematuri (che quindi devono essere aperti a mamma e papà), ad essere informati correttamente ed essere sostenuti nell’acquisizione di particolari competenze nella cura dei bambini.

    I diritti vengono garantiti al bambino, invece, da quando è ancora nell’utero, per il tempo che si trova in ospedale nelle unità di terapia intensiva neonatale e anche dopo il rientro a casa, per vari anni. Al centro della Carta, la considerazione del bambino prematuro come ‘persona’, avente diritto in quanto tale, a tutti i trattamenti e le cure del caso, anche in fase terminale.