Chemioterapia in gravidanza: gli esperti sconsigliano l’aborto

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    Chemioterapia in gravidanza: gli esperti sconsigliano l’aborto

    Purtroppo i fatti di cronaca raccontano casi di donne incinta malate di cancro. In molti casi la donna decide di abortire per non aumentare i rischi e non coinvolgere il nascituro in questa dolorosa esperienza.

    Eppure ultime novità dalla scienza aprono nuove speranze: la chemioterapia non danneggerebbe il feto e quindi non c’è motivo di interrompere la gravidanza (se è già iniziata da 14 settimane).

    I casi di donne malate di tumore che partoriscono sono destinati a non essere più considerati alla stregua di miracoli della natura? Ad accendere questa nuova speranza è una serie di ricerche pubblicate su The Lancet e The Lancet Oncology.

    Gli studi servono a smentire alcuni luoghi comuni legati alle conseguenze della chemioterapia in caso di tumori alla mammella o ginecologici: la crescita del feto non viene ritardata e non sussistono prove di sviluppo di problemi neurologici, cardiaci e all’udito. Maggiori problemi invece si riscontrano nel caso di tumori ematologici, soprattutto nel primo trimestre di gravidanza.

    E’ innegabile che queste nuove ricerche possono avere un’importanza cruciale: possiamo solo immaginare quanto possa essere di aiuto a livello psicologico in caso di tumore sapere che si sta lottando non solo per la propria vita.

    Statisticamente uno dei problemi maggiormente evidenziati in caso di trattamento chemioterapeutico in gravidanza è quello di parto prematuro. Gli studi di Lancet tuttavia hanno evidenziato solo in alcuni casi valori più bassi della norma del QI (che peraltro si vanno naturalmente ad assestare nel corso dei primi mesi di vita).