Danni da parto: incubatrice addio, arriva la terapia del freddo

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    Danni da parto: incubatrice addio, arriva la terapia del freddo

    L’asfissia alla nascita è oggi una delle principali cause di mortalità tra i neonati, di paralisi cerebrale infantile e di ritardo psicomotorio. Se 8 bambini su 10 nati in sofferenza, prima, venivano affidati all’incubatrice oggi vengono curati con la cosiddetta ‘baby-cooling‘ o terapia del freddo, l’unica in grado di salvare i neonati dai danni potenziali dell’asfissia.

    I danni cerebrali conseguenti all’asfissia, infatti, possono compromettere seriamente lo sviluppo del bambino e comportano il rischio di handicap (motori e/o intellettivi) che richiedono impegnative e costose terapie di riabilitazione, laddove possibili.

    Ad offrire questa innovativa terapia ai neonati con problemi di ossigenazione dei tessuti ricoverati entro poche ore dalla nascita, in Italia ci pensa l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, punto di riferimento a livello internazionale per la ricerca e la cura dei bambini e degli adolescenti.

    L’ipotermia terapeutica, che soppianta l’uso della tradizionale incubatrice, dimostrando di essere l’unico trattamento realmente efficace nell’evitare o nel limitare il danno cerebrale, consiste nel raffreddamento controllato a 33.5 gradi centigradi dei neonati asfittici per ridurre le richieste metaboliche del cervello.

    La terapia, della durata di circa 72 ore, deve essere tempestiva, quindi avviata entro le prime 6 ore di vita del bambino che viene sottoposto a stretto monitoraggio delle funzioni vitali e in particolare delle funzioni cerebrali. Se alla piccola Samantha, nata lo scorso settembre all’Ospedale Riuniti di Bergamo , invalida al 100% a causa di un’asfissia grave fosse stato praticato il baby-cooling possibilmente avrebbe avuto una speranza.

    Nonostante i progressi della ricerca scientifica e la sfida ai protocolli medici, in particolare per ciò che concerne la rianimazione neonatale, sino all’adozione del baby-cooling ad oggi non esistevano terapie in grado di prevenire o limitare il danno cerebrale.