Doppio cognome: cosa dice la legge italiana

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    Doppio cognome: cosa dice la legge italiana

    In Italia al momento della nascita al figlio viene assegnato il cognome del padre: per alcuni questa norma serve a tutelare il proseguimento della dinastia maschile, per altri si tratta di un retaggio maschilista che andrebbe ormai superato. Nonostante proteste e numerosi disegni di legge per il momento la legge sul doppio cognome non è stata approvata. In altri Paesi europei, ad esempio in Spagna, il doppio cognome, ovvero quello del padre seguito da quello della madre, è la norma.

    In Italia invece al momento il doppio cognome non è ancora consentito, se non a seguito di espressa sentenza del tribunale dei minori. Le coppie che intendo dare al bambino anche il cognome materno di comune accordo devono quindi trovare delle scorciatoie legali. Se il bambino deve ancora nascere e i genitori non sono sposati la via più comune è quella per cui il neonato viene riconosciuto inizialmente solo dalla mamma e quindi prende esclusivamente il cognome materno. Dopo qualche mese il padre si reca in Comune e lo riconosce esplicitamente specificando però che non intende sostituire il cognome che il bambino già ha. E’ quindi il Comune ad inviare richiesta di doppio cognome al tribunale dei minori. Questo è l’escamotage più semplice ed economico: in media bisogna aspettare circa un anno per la risposta che in genere è positiva se non ci sono dubbi sull’onorabilità del padre. Appare evidente però che questo metodo non può essere applicato a bambini già nati o in caso di coppie sposate: preme l’esigenza di una riforma normativa più volte decantata e mai attuata concretamente. L’arretratezza del nostro sistema è ancora più evidente se si confronta con il Trattato di Lisbona, che peraltro l’Italia ha approvato, e le direttive antidiscriminatorie europee.