Energia nucleare, gravidanza a rischio

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    Energia nucleare, gravidanza a rischio

    Il centro di ricerca tedesco per la salute ambientale di Monaco ha da poco pubblicato uno studio che mette in rapporto le nascite e la vicinanza delle mamme alle centrali nucleari. Il tema non è recente. Basti ricordare le tragiche conseguenze sulle nascite dopo Chernobyl ma diventa attuale se ad essere pregiudizievoli per le gravidanze sono proprio gli impianti di energia atomica esistenti. I risultati sono sconcertati: 20.000 aborti spontanei negli ultimi 40 anni intorno a 31 impianti di energia atomica (di cui 27 in Germania e 4 in Svizzera). Oltre agli aborti spontanei i siti nucleari comporterebbero per i nati un alto tasso di malformazioni e tumori infantili oltre a pregiudicare addirittura il sesso dei nascituri che diventa la cartina al tornasole della presenza della radioattività.

    Si è osservato infatti che in queste zone, rispetto alla media, sono maggiori le nascite di maschi rispetto a quelle delle femmine. Tutto questo – dicono gli scienziati – perché gli embrioni femminili sono più sensibili alla radioattività.

    Ciò che deve far riflettere è la circostanza che quando parliamo di questo fenomeno non consideriamo disastri atomici ma semplicemente impianti esistenti, funzionanti che rilasciano per la loro normale attività scorie radioattive (dalle perdite nel trasporto e nello smaltimento delle scorie fino alla presenza di agenti tossici nel vapore rilasciato in atmosfera).

    E allora questi dati devono far riflettere sull’utilizzo del nucleare, sulla possibilità di condurre studi che limitino i rischi di questa forma energetica e soprattutto sull’opportunità di ricorrere a fonti alternative.