Fare la nanna da soli: il metodo Estivil lo insegna ai bambini in una sola settimana

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    Fare la nanna da soli: il metodo Estivil lo insegna ai bambini in una sola settimana

    Fare la nanna da soli: le avete provate tutte ma il vostro bambino non vuole saperle? Probabilmente avrete sentito parlare del metodo Estivill: si tratta di una tecnica che promette di far dormire come angioletti il 98% dei neonati su cui viene sperimentato. Il metodo Estivill parte dalla premessa che il sonno altro non è che un’abitudine e, come tale, fare la nanna non è una capacità innata ma va appresa dai genitori.

    Già da questa premessa emerge una grande differenza con le tecniche più note del ‘900, come il metodo montessoriano o quello scoutistico: queste ultime infatti fanno del fattore endogeno, ossia della libertà del bambino, il loro punto di forza. Nel metodo Estivill al contrario è un elemento esterno, ovvero l’educazione al sonno, la base di un riposo regolare. Ma c’è una dato ancora più discutibile: secondo questo metodo l’età del bambino è irrilevante. Diversi approcci scientifici hanno invece dimostrato che il primo anno di vita presenta delle caratteristiche uniche. Secondo Estivill bisogna ricreare nella cameretta del bambino un ambiente favorevole al sonno: devono essere poi i genitori a stabilire l’orario sonno sveglia. Appena il genitore esce dalla camera il bambino piangerà: Estivill stila una tabella di rientri ammessi nella camera, che vanno poi gradualmente diminuendo, finché il bambino, finché nel giro di una settimana, il piccolo si adatterà a restare da solo. I genitori devono essere determinati nel reagire con fermezza al pianto del bambino: basta cedere una volta per causare il fallimento del metodo. Il principio di base infatti è che il bambino non deve associare il sonno alla presenza dei genitori. Sono molti però i pediatri che si oppongono a questo metodo non tanto per la sua inefficacia quanto per lo scarso valore educativo: è giusto privare il bambino piccolo dell’unico metodo che ha per attirare l’attenzione dei genitori sui suoi bisogni, ossia il pianto?