Gengive sanguinanti in gravidanza possono causare un parto prematuro

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    Gengive sanguinanti in gravidanza possono causare un parto prematuro

    Il corpo è una macchina strana, che funziona mediante il collegamento di parti che apparentemente sembrano essere del tutto indipendenti: un recente studio condotto nella Scuola di Medicina Dentale dell’Università della Pennsylvania e pubblicato sul British Journal of Obstetrics and Gynecology ha evidenziato un legame tra la parodontite in gravidanza e lo sviluppo del feto. Secondo quanto emerge da questa ricerca le donne incinta dovrebbero controllare le gengive sanguinanti perché il rischio è quello di un parto prematuro.

    Il trattamento più sicuro è quello di un intervento diretto del dentista: una buona seduta di pulizia può infatti evitare l’uso di farmaci a base di tetracicline, che possono avere effetti negativi sulla salute del nascituro. Non si tratta di casi infrequenti: la gengivite cronica è un effetto collaterale della gravidanza. Gli sbalzi ormonali che subiscono le donne incinta rendono infatti la dentatura più vulnerabile in gravidanza. Per questo spesso si tende a sottovalutare il problema proprio perché è molto frequente. In realtà la paradentite, che si distingue dalla normale gengivite perché più profonda, va tenuta sotto controllo. Oltre ai cambiamenti ormonali gioca sicuramente un ruolo determinante la predisposizione genetica. Anche altri fattori individuali possono contribuire al formarsi di questa infezione batterica: ad esempio le fumatrici sono più soggette a problemi di igiene orale. Anche il diabete può condizionare lo sviluppo della paradentite. Gli interventi mirano a ridurre la placca, che è la prima causa dell’infezione. Gli scienziati hanno esaminato 322 donne in gravidanza, tutte con problemi di parodontite. Una parte di esse è stata sottoposta a forme di controllo e pulizia accurata. Il risultato finale è significativo: su 160 donne sottoposte alle cure, solo l’8% ha avuto un parto prematuro; al contrario, delle 111 donne che non hanno beneficiato dal trattamento addirittura il 62% ha avuto un parto prematuro.