Giochi violenti e armi giocattolo, la guerra dei divieti

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    Giochi violenti e armi giocattolo, la guerra dei divieti

    Sentire un bimbo di appena tre anni esclamare “Ti uccido!” potrebbe far storcere il naso, eppure armi giocattolo, pistole, indumenti mimetici sono giochi sempre più richiesti e apprezzati, nonostante i nostri divieti e indole pacifista. E se scampate l’era della guerra con i soldatini, vi attendono spade da corsari e fucili della prima Guerra Mondiale. Inutile cercare di spiegare, soprattutto ai maschietti, che la pistola fa male alla gente, la risposta trabocchetto è evidente ‘Mamma è finta!’. Ma da dove arrivano le manie delle armi o delle sciabole?

    Provate a fare mente locale, se la sera prima avete visto Star Wars, è probabile che spade di luce e tuniche nere vi stiano invadendo casa, di contro nel caso di ‘Pirata dei Caraibi‘ non avete scampo, sciabole e bende vi attendono. Che fare contro il lato oscuro dei nostri figli?

    Nulla, si chiama fantasia, e i film d’avventura servono proprio a stimolarla, probabilmente le bimbe vorranno farsi salvare mentre i bimbi combatteranno fino all’ora di andare a nanna, se volete opporvi a questa tendenza con i cartoon dei pony siete fuori strada, sono superati. Ho scoperto che ci sono due scuole di pensiero rispetto al gioco della guerra, c’è chi crede che soddisfi le esigenze di sviluppo e chi insegna valori negativi e violenti.

    Ma a quanto pare alla fine la verità sta nel mezzo, c’è guerra e guerra, alcuni giochi della guerra sono in realtà dimostrazioni incantevoli di fantasia, dove curiosità e capacità di costruire storie incredibili si intrecciano dando vita a giochi bellissimi, questo è il gioco positivo e naturale, negativo è invece quando i bambini giocano alla guerra imitando la televisione, videogiochi o il telegiornale della sera.

    Il gioco della guerra alimenta sentimenti di potenza e di competenza, fingere un combattimento richiede controllo. Per contenere gli estremi è necessario spiegare ai piccoli la differenza tra fantasia e realtà, in alcune circostanze, il gioco della guerra fornisce uno spazio sicuro per affrontare le paure circa la violenza del mondo reale. Di contro il gioco adulto della guerra è troppo violento per i pargoli e soffoca la creatività, inoltre i bambini diventano consumatori, invece di pensatori creativi.

    A quanto pare limitare l’esposizione dei bambini ai media violenti è la chiave del successo, imparare cos’è la guerra è un bene ma imitarla no, è anche vero che la guerra può essere l’emozione di padroneggiare la tecnologia, il controllo, il conflitto fisico, e il sentimento potente. E ‘un modo per coinvolgere i conflitti inconsci tra il bene e il male. Alla fine si torna sempre lì alla ‘eterna dicotomia tra bene e male’.