La parolaccia nel vocabolario dei bambini: da chi le imparano?

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    La parolaccia nel vocabolario dei bambini: da chi le imparano?

    Una recente ricerca ha evidenziato un dato preoccupante nell’educazione dei bambini e nello sviluppo del linguaggio infantile degli ultimi anni: le parolacce sono diventate un elemento sempre più presente nel vocabolario dei più piccoli. I bambini imparano le parolacce da quando sono neonati, le ascoltano, pur non comprendendole, e già a tre o quattro anni le ripetono. Ma di chi è la colpa? Facile prendersela con la volgarità in tv, che del resto è sempre più costantemente accesa nelle case delle famiglie italiane.

    Ma non è solo la televisione la cattiva insegnante dei bambini: le prime parolacce che i neonati ascoltano sono quelle dei genitori, forse convinti che i figli non capiscano il significato del loro quotidiano turpiloquio. E in effetti in parte è vero: i neonati non comprendono inizialmente il senso delle parolacce, ma questo non gli impedisce di ripeterle senza malizia. Spesso si sottovaluta il problema tanto che, alla prima parolaccia dei più piccoli, si resta spiazzati e si ride. Eppure la faccenda è seria: secondo gli psicologi del Massachusetts College of Liberal Arts, che hanno condotto questo studio, ormai le parolacce sono tra le primissime parole che i neonati apprendono subito dopo la lallazione. Certo a tre quattro anni i bambini si limitano a ripetere parolacce e bestemmie senza comprenderne il significato ma questi termini turpi restano così nel loro vocabolario negli anni. Dire parolacce fin da piccolo può creare al bambino difficoltà nel relazionarsi con i coetanei a scuola o all’asilo. Durante l’adolescenza il livello di parolacce aumenta per via del desiderio di ribellione dei ragazzi: come spiegare ai propri figli l’inconvenienza di certi termini se in casa li ascoltano di continuo? Non siamo santi: a tutti può sfuggire una parola di troppo in un momento di rabbia ma bisogna sempre ricordare che quello che facciamo da quando diventiamo genitori non è solo per noi ma serve anche da esempio, anche involontariamente, ai nostri figli. Soprattutto le mamme che solitamente passano più tempo con i bambini dovrebbero evitare di dare il cattivo esempio.