Latte materno: fattori che possono determinarne la contaminazione

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    Latte materno: fattori che possono determinarne la contaminazione

    Quando si pensa al nutrimento dei neonati si identifica il latte materno come la sostanza più naturale. Eppure in rete compaiono spesso articoli e ricerche che parlano di latte materno inquinato o contaminato: cosa significa?

    Partiamo da una premessa: il latte materno, insieme al sangue del cordone ombelicale, sono i due marcatori più attendibili degli effetti dell’inquinamento ambientale sul nostro corpo. Proprio per questo si vanno studi a livello internazionale.

    Il più recente, limitatamente alle mamme italiane, ha rilevato una maggiore presenza di elementi contaminatori nel latte delle donne che vivono a Milano mentre ha tranquillizzato le neomamme napoletane circa gli effetti delle sostanze tossiche e inquinanti conseguenti all’emergenza rifiuti in città. Al di là dei dati è importante essere coscienti di questa situazione ma senza creare inutili allarmismi, figli della disinformazione.

    La paura di allattare il piccolo con una sostanza inquinata potrebbe infatti spingere alcune donne ad optare per il latte artificiale, sottovalutando tutti i benefici dell’allattamento naturale. Va detto peraltro che, se è vero che il latte materno è un indicatore attendibile, non è certamente l’unico elemento del nostro corpo ad essere inquinato o contaminato dagli agenti esterni. Molte sostanze con cui entriamo in contatto attraverso l’aria, l’acqua o il cibo si distribuiscono in tutto il corpo essendo liposolubili e accumulandosi quindi dovunque sia presente del grasso. La percentuale di grasso nel latte materno è di circa il 4% e quindi è stato possibile calcolare empiricamente la quantità di diossine trasmesse. Questa è risultata particolarmente alt nel latte delle donne che vivono in zone molto industrializzate.

    Non allattare il proprio bambino non è la soluzione anche perché la maggior parte delle ricerche dimostrano che gli effetti della contaminazione sono soprattutto sul feto più che sul neonato. Si stima che siano circa 300 le sostanze potenzialmente presenti nell’organismo e trasmissibili già durante la vita fetale: oltre alla diossine parliamo di mercurio, piombo, nichel, arsenico, cadmio, benzene, idrocarburi policiclici aromatici, pesticidi ecc..Peraltro anche se il latte materno dovesse far registrare una quantità maggiore di sostanze inquinanti rispetto a quello artificiale, ad esempio nel caso di donne che vivono in prossimità di aree industriali, non è non allattando al seno il bambino che lo si preserva da certi effetti. Anzi i bambini non allattati risultano comunque più esposti al rischio e hanno il sistema immunitario meno sviluppato.

    Ripetiamo: non occorre creare allarmismo perché sappiamo quanto sia terribile per una mamma anche il solo pensiero di poter nuocere al proprio bambino, soprattutto in un momento così intimo e pieno d’amore come quello dell’allattamento. Va però considerato che, l’idea del mal comune mezzo gaudio, non deve spingerci ad accettare con inerzia questa situazione. Ci sono inceneritori che andrebbero chiusi, fabbriche che andrebbero spostate perché troppo vicine ai centri urbani etc.