Licenziata perchè incinta: il contratto della RAI non tutela la maternità

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    Licenziata perchè incinta: il contratto della RAI non tutela la maternità

    Non è la prima volta che capita, purtroppo di casi di questo genere ne accadono tutti i giorni, solo che non sempre si riesce a leggerlo sui giornali. Le donne lavoratrici che restano incinte non sono sempre tutelate, spesso restare incinta è considerato dai datori di lavoro come un motivo di inadempienza. La cosa grave è che molti contratti, tra le righe, prevedono il licenziamento o il mancato rinnovo del contratto. Questa volta è capitato all’annunciatrice 31enne di Rai3 Alessia Patacconi.

    ‘Volevo rimanere a casa soltanto due mesi – racconta la Patacconi – ma quando ho capito che non avrei avuto neanche un euro, ho chiesto la matricola previdenziale per rivolgermi all’Inps e avere l’indennità di maternità per cinque mesi. Al telefono mi hanno risposto che se avessi creato problemi, mi sarebbe stato risolto il contratto ‘per negligenza”.

    Ma non è tutto, non si tratta solo di quello che viene detto ad una donna incinta e lavoratrice , ed al fatto che sia stata trattata come una persona che non vuole adempiere ai suoi doveri, la cosa grave che si ripete è che, all’interno del contratto, sussiste una clausola che prevede che ‘ove l’impedimento impedisse il regolare svolgimento per una durata significativa rispetto alla stagione produttiva, il rapporto potrà essere risolto di diritto, senza alcun indennizzo’. Non ci sono riferimenti specifici allo stato di gravidanza, ma non è prevista alcuna tutela per legge.

    La donna potrebbe, come titolare di partita IVA, usufruire della maternità pagata con i contributi INPS, ma nel suo caso il rapporto lavorativo potrebbe chiudersi per sua ‘negligenza’ come indicato nel contratto.

    La Patacconi ha una partita IVA e dei contratti annuali con la Rai che fino ad ora le sono sempre stati rinnovati alla scadenza.

    La gravidanza in un contratto, come quello stipulato tra l’annunciatrice e l’azienda pubblica, viene incasellata in una semplice e assurda definizione: ‘sopravvenuta impossibilità lavorativa’.

    Siamo in Italia, paese che si spaccia come civilizzato e ci chiediamo perchè le donne non siano presenti come gli uomini nella Pubbliche Amministrazioni, questa ne è una dimostrazione.

    Negli ultimi mesi avevamo assistito ad un risveglio da parte delle istituzioni sul tema maternità e tutela delle donne lavoratrici, il ministro Fornero aveva parlato delle dimissioni in bianco e si è definito, con la nuova manovra, anche il congedo parentale obbligatorio anche per il padre dopo il parto. Di impegno però ce ne vuole ancora molto, i diritti delle donne e delle famiglie sembrano essere ancora lasciati spesso nel dimenticatoio.