Morte in culla, un caso nel Pavese

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    Morte in culla, un caso nel Pavese

    Stanotte un neonato di un mese e mezzo è morto nel sonno a Marcignago, in provincia di Pavia. A fare la tragica scoperta, intorno alle sei di questa mattina, sono stati i genitori del piccolo che, non sentendolo respirare più, allarmati hanno tempestivamente chiamato il 118 di Pavia.

    I sanitari hanno tentato di rianimare il piccolo, che però era già morto. Solo l’autopsia potrà confermarlo, ma la prima impressione dei medici è che si tratti di un caso di morte in culla. Il bimbo era l’ultimo nato di una famiglia italiana piuttosto numerosa, con altri bambini piccoli, che vive in un appartamento a Marcignago.

    I medici la definiscono Sids o ‘Sudden Infant Death Syndrome‘, sindrome dell’improvvisa morte neonatale, cioè quando il neonato, improvvisamente, durante il sonno e senza nessun apparente motivo, smette di respirare dentro la sua culla. Può accadere entro il primo anno di vita (la casistica maggiore riguarda però bimbi alle prime settimane), sono casi rari, ovviamente, ma inquietanti perché finora la scienza non riesce a dare una spiegazione univoca.

    Eppure la SIDS rappresenta la prima causa di mortalità nella fascia di età da 1 a 12 mesi di vita. La SIDS è più frequente tra i due e i quattro mesi e dei bambini che muoiono circa il 60% sono maschietti.

    I bambini deceduti per SIDS sono morti sia di giorno che di notte, sia in culla che nel passeggino, sia nel seggiolino della macchina che in braccio ai genitori.

    Sono stati identificati vari fattori di rischio e, tra questi, il principale è quello di mettere il bambino a dormire in posizione prona (a pancia in giù). Altri fattori di rischio sono: caldo eccessivo, fumo della madre in gravidanza, fumo passivo, infezioni delle vie respiratorie, prematurità e familiarità. L’allattamento al seno, al contrario fungerebbe da fattore protettivo.

    I neonati andrebbero sempre messi a dormire a pancia in su, l’accorgimento di far mantenere al bambino una posizione supina ha determinato, infatti, una riduzione della mortalità del 50 ed oltre per cento. Anche la posizione sul fianco è sbagliata in quanto raddoppia il rischio di SIDS.