Nel pianto dei bambini i primi sintomi dell’autismo

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    Nel pianto dei bambini i primi sintomi dell’autismo

    L’autismo non è una malattia, ma una sindrome perché da questa condizione non si guarisce. La si potrebbe definire come una sindrome che riguarda tutta la persona, che interessa ogni aspetto del modo di essere e della personalità del bambino. I piccoli che sono affetti da autismo risultano avere i sensi molto più sviluppati, hanno più difficoltà a interagire con il mondo esterno, possono manifestare un deficit nell’apprendimento del linguaggio (nel 50% dei casi) e tendono spesso a ripetere alcuni comportamenti (quasi come fossero tic). I sintomi, comunque, non sono tutti uguali e variano in base alla gravità del disturbo.

    Da anni vengono portati avanti degli studi allo scopo di individuare le cause dell’autismo ma, ad oggi, esse restano quasi del tutto sconosciute. Un importante contributo in tal senso viene, oggi, dalle ricerche dell’Istituto superiore di Sanità, che ha sviluppato un lavoro importante con la collaborazione dei migliori centri italiani riuniti nel Nida (riconoscimento precoce disturbi spettro autistico), a loro volta collegati con l’Europa. Queste ricerche si sono proposte l’obbiettivo di scovare i primi campanelli d’allarme della patologia (rintracciabili sin dai primi mesi di vita) in modo da poter agire tempestivamente sulla salute del bambino.

    Gli studiosi sarebbero giunti alla conclusione che il primo segnale importante sarebbe proprio il pianto. Questo, solo all’apparenza uguale a quello dei bambini normali, avrebbe, in realtà, delle variazioni quasi impercettibili di ritmo e tono che lo rendono spia di autismo. Gli esperti dell’Istituto superiore di Sanità hanno studiato il pianto dei neonati e hanno isolato un marcatore che ha permesso di individuare, dopo poche settimane di vita, i bambini a più alto rischio di sviluppare la sindrome dell’autismo.

    Adesso i ricercatori mirano a mettere a punto un test semplice per la diagnosi precoce dell’autismo (non oltre il terzo anno), in modo da poter intervenire tempestivamente con le terapie di correzione disponibili.

    “Vogliamo cambiare la qualità di vita di bimbi e genitori. Ci sarà un protocollo internazionale. Cerchiamo poi marcatori biologici attraverso il prelievo e l’esame genetico su saliva e urina”, dice Maria Luisa Scattoni, ricercatrice del dipartimento di biologia cellulare e neuroscienze dell’Istituto superiore di sanità. Sempre secondo gli stessi ricercatori, già a 10 mesi sarebbe possibile intravvedere alterazioni motorie che preludono a un neuro sviluppo normale. Altri campanelli d’allarme starebbero nel fatto che il bimbo autistico non sorride, non indica nel richiedere, non risponde al nome, non partecipa ai giochi di finzione e ha una lallazione diversa.

    Insomma, questo studio a tutto tondo cerca di individuare i primi segnali e sintomi dell’autismo (scandagliando ogni elemento utile), proprio per poter fare diagnosi e cure precoci. Non solo il pianto dei neonati ma anche i loro primi movimenti potrebbero essere, quindi, gli elementi da cui far partire il progetto di un test diagnostico e poi una vera e propria campagna di screening.

    Il progetto, avviato nel 2011 con fondi del Ministero della Salute, trova ora sostegno in 650 aziende coinvolte da Franco Antonello, presidente della Fondazione “I bambini delle fate” e papà dello specialissimo Matteo. Le aziende si impegnano a versare una quota mensile di 100 euro e, alla fine dell’anno, la Fondazione pubblica su due quotidiani nazionali il bilancio dei contributi e di come sono stati distribuiti. La rete è presente in 7 Regioni e include i migliori centri italiani per la ricerca sull’autismo tra cui Bambin Gesù, Stella Maris, Campus Biomedico, Cnr, Medea, Policlinico di Messina.