Parto in acqua: quando è consigliato?

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    Parto in acqua: quando è consigliato?

    Il parto in acqua è un metodo sicuro e offre numerosi vantaggi per la mamma e il bambino. Per la prima giova di sicuro un maggiore senso di rilassatezza e l’attenuazione dei dolori del parto, sul piccolino, invece, la circostanza di nascere in un ambiente che gli è familiare in quanto gli ricorda il liquido amniotico in cui è stato immerso per nove mesi. Non tutti gli ospedali sono in grado di offrire questa opportunità alle mamme per cui è opportuno informarsi sulle reali possibilità di ciascun ospedale. Detto questo, possiamo anche dire che ci sono dei casi in cui il ricorso al parto in acqua è sconsigliato e ipotesi in cui, invece, può essere incoraggiato e rappresentare una valida alternativa ai metodi maggiormente medicalizzati.

    Tendenzialmente il parto in acqua può essere scelto da tutte le donne purchè la gravidanza non presenti qualche fattore di rischio. Esso può essere preferito nelle ipotesi in cui la mamma non sia interessata da un parto gemellare e il bambino si trovi in posizione cefalica (con la testa rivolta verso l’utero) e non in posizione podalica. Ancora, per ricorrere al parto in acqua, è necessario che la gestazione sia al termine (intorno alle 38-40 settimane) e che il travaglio sia ben avviato (la mamma viene inserita nell’apposita vasca proprio a travaglio avviato per evitare che l’effetto sedante dell’acqua calda ritardi le contrazioni e la dilatazione dell’utero).

    Infine è fondamentale che non ci siano infezioni cutanee in corso e che i test del sangue, come quello dell’Hiv siano risultati negativi. Questi accorgimenti servono per tutelare gli operatori sanitari che aiutano la mamma durante il parto.