Partorire in acqua: dove e come

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    Partorire in acqua: dove e come

    A proporre l’alternativa del parto in acqua è stato per primo il medico russo Igor Tjarkowskij. L’idea ha origine dalla volontà di rendere il meno traumatico possibile per il bambino l’impatto con il mondo circostante, ricreando quindi l’ambiente in cui esso si trova prima di venire alla luce. In questo modo il passaggio dal ventre della mamma a quello fatto di luci e di suoni che è la vita sarà più graduale.

    Non neghiamolo: quando pensiamo al parto siamo spesso terrorizzate dai dolori ad esso connesi! Ecco la buona notizia: il parto in acqua è, tra i sistemi naturali, uno di quelli che fa soffrire meno la donna. Per la mamma infatti, si tratta di un parto naturale in cui i dolori sono attenuati dall’effetto analgesico e rilassante che l’acqua calda ha sui muscoli del perineo. Anche i tempi del travaglio sono ridotti. Il primo Paese dove questa tecnica, inizialmente additata come bizzarra, ha assunto valore scientifico è stata la Francia. Ora invece sono diverse le strutture ospedaliere, distribuite in tutta Europa, dove è possibile sperimentare la tecnica della natalità in acqua. Sono stati infatti superati i dubbi iniziali, dimostratisi poi infondati, relativi ad alcuni rischi collaterali associati a questo metodo di parto, in primis quello di tipo igienico. E’ infatti assolutamente escluso il ricorso a sostanze plastiche di tipo tossico. L’area che registra il maggior numero di strutture attrezzate è la Brianza. In Italia quasi tutte le regioni dispongono di almeno un ospedale o una clinica organizzate con apposite vasche per il parto in acqua. Ma se abitate in zone più remote, o dove non è ancora prevista questa possibilità negli ospedali, non va dimenticato che è possibile far nascere il proprio bambino in acqua anche in casa, ricorrendo ad una piccola piscina di gomma e, ovviamente, all’assistenza di ostetriche.