Problemi in gravidanza: la sindrome della gambe senza riposo

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    Problemi in gravidanza: la sindrome della gambe senza riposo

    Ci sono molti dubbi che agitano una futura mamma durante i nove mesi di gravidanza e altrettanti sono i fastidi connessi a quello che resta comunque uno dei periodi più belli della vita di una donna. Oltre ad alcuni ben noti come la nausea mattutina ce ne sono altri sicuramente meno conosciuti: tra questi ad esempio c’è la Sindrome della gambe senza riposo. Non ne avete mai sentito parlare? Vi spiego in cosa consiste. Alcune donne tendono a confondere questo disturbo con i classici crampi, tipici del secondo e del terzo trimestre di gravidanza.

    Il sintomo più frequente è un fastidioso formicolio che può essere più o meno intenso e in alcuni casi può costringere la donna a cercare sollievo muovendo la parte inferiore delle gambe in modo incontrollato e continuo. Non esiste un preciso momento della giornata in cui il fastidio si manifesta: può accadere anche di notte rendendo impossibile riposare bene, sia per la donna che per il futuro papà che le dorme accanto e che deve subire questa sorta di terremoto sotto le lenzuola. La medicina ha studiato questa sindrome, tecnicamente nota come sindrome di Ekbom, ma non riconosce questo disturbo come una malattia vera e propria e non sono previsti farmaci per la cura anche perché sarebbe del resto difficile trovare soluzioni farmacologiche adatte al periodo della gravidanza e dell’allattamento. L’equipe medica dell’ospedale San Raffaele di Milano si è occupata di recente della sindrome delle gambe senza riposo, conducendo uno studio sul tema pubblicato sulla rivista scientifica Neurology. Lo studio ha portato ad esaminare 74 gestanti, che avevano lamentato il problema in questione in gravidanza, ed è stato rilevato che il 25% del campione considerato ha continuato a soffrire della sindrome delle gambe senza riposo anche dopo il parto, qualcuna addirittura fino a 7 anni dopo. Purtroppo non sono ancora ben chiare le cause di questo malessere anche se sono state individuate delle abitudini che possono contribuire all’emergere del disturbo, in particolare si consiglia di assumere poca caffeina e di non avere ritmi troppo stressanti che impediscano un riposo adeguato.