Procreazione assistita: il fenomeno delle Crossing border

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    Procreazione assistita: il fenomeno delle Crossing border

    Concepire un figlio non sempre è semplice, alcune coppie tentano fino allo sfinimento, si rivolgono a medici, esperti, e alla fine ‘migrano’ per riuscire ad avere un bambino ritenendo il paese di residenza ostile, nel senso legale, alle loro esigenze. Queste mamme vengono oggi chiamate Crossing border, perchè per avere un figlio vanno all’estero. Un’indagine della Società europea di riproduzione umana e embriologia ha cercato di capire chi sono le Crossing border, da dove provengono e perchè. E se le mamme single provengono dalla Svezia, il record di omosessuali va alla Francia, mentre le più anta sono Ingelsi, il maggior numero di coppie sposate provengono dall’Italia. Le donne Crossing border hanno in media 37 anni, sono sposate e eterosessuali ma a causa di problemi di fertilità non possono diventare mamme.

    Le coppie che si rivolgono a paese esteri per risolvere i loro problemi di fertilità sono dalle 20 alle 25 mila, tra queste una su tre è italiana. Al primo posto sul perchè la coppia decide di rivolgere altrove la sua attenzione si piazzano le leggi ostili, questi risultati stanno portando i ricercatori a chiedere una legislatura uniforme a livello europeo.

    Le aspiranti madri italiane definite oggi crossing border hanno tra i 35 e i 39 anni, sono sposate e, dato interessante, nel 55% dei casi hanno scelto la procreazione medicalmente assistita all’estero con intesa e dialogo del medico specialista. I paesi dove queste donne rivolgono le loro speranze sono Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Slovenia, Spagna e Svizzera. Ovviamente le coppie si rivolgono al paese più vicino dal punto di vista geografico, infatti le italiane preferiscono la Svizzera e la Spagna.

    A dirigere la scelta del luogo dove effettuare la procreazione medicalmente assistita è a sorpresa il web, internet infatti è il mezzo più usato per raccogliere le informazioni necessarie alla coppia, in secondo luogo il medico specialista scelto nel proprio paese d’origine, che a questo punto svolge un ruolo attivo e positivo di mediazione nonostante la legge in vigore.

    A mio avviso il quadro generale dovrebbe far riflettere, appare evidente che il desiderio di diventare genitore supera frontiere, leggi e a volte anche una presunta etica, l’insieme probabilmente necessita di una revisione a livello Europeo, capace di considerare ogni esigenza e speranza.