Racconti e poesie per bambini sull’inverno

da , il

    Racconti e poesie per bambini sull’inverno

    Sta per finire l’autunno, manca ancora un mese, ma per le strade già iniziano a vedersi le prime luminarie e decorazioni natalizie che sembrano annunciare che tra pochissimo la stagione cambierà. Ecco qui di seguito una selezione speciale di poesie e racconti per bambini sull’inverno per leggere insieme ai bambini sotto una calda coperta dei racconti che parlano di freddo e candida neve.

    Leggere con i bambini è sempre bellissimo ed importante per insegnargli che la lettura è un passatempo speciale e per trasmettergli calore e affetto leggendo ed interpretando una storia per loro. Ecco i racconti e le poesie sull’inverno. Come sempre nelle mie selezioni non mancano Gianni Rodari e Roberto Piumini, questa volta c’è anche uno special guest: Italo Calvino. Buona lettura!

    Poesie sull’inverno per bambini

    L’Inverno di ROBERTO PIUMINI

    Quando la terra è fredda e dura, sembra un guerriero con l’armatura quando si chiude nel ghiaccio e nel gelo, quando son nude le piante in cielo e le cornacchie sopra le neve sembrano macchie sul tuo quaderno: questo è l’inverno.

    La Danza Della Neve di ADA NEGRI

    Sui campi e sulle strade silenziosa e lieve volteggiando,la neve Cade. Danza la falda bianca nell’ampio ciel scherzosa, Poi sul terren si posa Stanca. In mille immote forme sui tetti e sui camini, sui cippi e sui giardini Dorme. Tutto d’intorno è pace; chiuso in oblio profondo, indifferente il mondo tace.

    Il Gatto Inverno di GIANNI RODARI

    Ai vetri della scuola stamattina l’inverno strofina la sua schiena nuvolosa come un vecchio gatto grigio: con la nebbia fa i giochi di prestigio, le case fa parire e ricomparire; con le zampe di neve imbianca il suolo e per coda ha un ghiacciolo… Sì, signora maestra, mi sono un po’ distratto: ma per forza, con quel gatto, con l’inverno alla finestra che mi ruba i pensieri e se li porta in slitta per allegri sentieri. Invano io li richiamo: si saranno impigliati in qualche ramo spoglio; o per dolce imbroglio, chiotti, chiotti fingon d’esser merli e passerotti.

    Racconti sull’inverno per bambini

    La ‘magia’ dell’inverno di MARIO LODI

    Nei giorni d’inverno, quando mi svegliavo, c’erano ‘fiori’ bianchi di gelo, ai vetri delle finestre. Allora la mamma mi awolgeva in una coperta di lana e mi portava giù, in cucina. E da lì io vedevo la ‘magia’. Sul piano del focolare posava un po’ di carta, sopra la carta metteva dei ramoscelli secchi ben ordinati, e su questi qualche pezzo di legno più grosso. Poi prendeva da una scatolina uno steccolino di legno e zac! lo strofinava e nasceva all’improwiso una fiammella. Awicinava la fiammella alla carta e subito si sprigionava il fuoco. Il fuoco, con le sue fiamme dai colori diversi, era per me un mistero. Osservavo a lungo, sotto il paiolo della polenta, mentre la mamma rimestava la farina, le lunghe fiamme che salivano da ogni parte e parevano vive, con quei colori mai uguali: rosso, .violetto, giallo e persino verde e azzurro. .. Nelle sere d’inverno, la mamma metteva sul focolare un grosso pezzo di legno che bruciava lento. lo mi awicinavo, lo toccavo con la paletta e lui mandava fuori scintille simili a stelline che salivano dentro il camino.

    Una città diversa di ITALO CALVINO

    La neve! gridò Marcovaldo alla moglie, ossia fece per gridare, ma la voce gli usci attutita.Come sulle linee e sui colori e sulle prospettive, la neve era caduta sui rumori, anzi sulla possibilità stessa di far rumore; i suoni, in uno spazio imbottito, non vibravano. Andò al lavoro a piedi; i tram erano fermi per la neve. Per strada, aprendosi lui stesso la sua pista, si senti libero come non s’era mai sentito. Nelle vie cittadine ogni differenza tra marciapiedi e carreggiata era scomparsa, veicoli non ne potevano passare, e Marcovaldo, anche se affondava fino a mezza gamba ad ogni passo e si sentiva infiltrare la neve nelle calze, era diventato padrone di camminare in mezzo alla strada, di calpestare le aiuole, d’attraversare fuori delle linee prescritte, di avanzare a zig-zag. Le vie e i corsi s’aprivano sterminati e deserti come candide gole tra rocce di montagne. La città nascosta sotto quel mantello chissà se era sempre la stessa o se nella notte l’avevano cambiata con un’altra? Chissà se sotto quei monticelli bianchi c’erano ancora le pompe della benzina, le edicole, le fermate dei tram o se non c’erano che sacchi e sacchi di neve? Marcovaldo camminando sognava di perdersi in una città diversa: invece i suoi passilo riportavano proprio al suo posto di lavoro di tutti i giorni, il solito magazzino, e, varcata la soglia, il manovale stupi di ritrovarsi tra quelle mura sempre uguali, come se il cambiamento che aveva annullato il mondo di fuori avesse risparmiato solo la sua ditta.