Riforma Fornero per le donne: vietate le dimissioni in bianco

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    Riforma Fornero per le donne: vietate le dimissioni in bianco

    Nella nuova riforma sul lavoro, presentata dal Ministro Fornero, viene dichiarata pratica illegale la redazione delle tanto discusse ‘dimissioni in bianco’. Una notizia importante e un obiettivo raggiunto per l’inserimento della donna nel mondo del lavoro, ma un fatto vergognoso che in Italia si stia ancora a discutere di questo e che le riforme debbano ancora ‘aggiustare’ delle norme che dovrebbero essere alla base della tutela dei diritti umani e del lavoro sia per le donne che per gli uomini. Le dimissioni in bianco, come sapete, sono quelle dimissioni che molti datori di lavoro facevano firmare al momento dell’assunzione (una specie di ricatto) per tutelarsi nel momento in cui queste sarebbero rimaste incinte.

    Esisteva già una legge che vietava le dimissioni in bianco, era la legge 188 che imponeva che le dimissioni fossero presentate su moduli identificati da codici alfanumeri progressivi, e validi non oltre 15 giorni dalla data emissione. Purtroppo quella legge, voluta dal governo Prodi, entrò in vigore soltanto all’inizio del 2008, poco prima che si sciogliessero le Camere e il primo atto del Governo Berlusconi fu quello di abrogarla dopo pochi mesi.

    Lo scorso 8 marzo, in occasione della Festa della Donna, il Ministro Fornero aveva dichiarato che, con la nuova riforma dell’articolo 18, sarebbe andata certamente contro questa pratica diffusa e denigratoria nei confronti delle donne, in questi giorni ne è arrivata la conferma.

    A quanto pare sarebbero molti i punti positivi nella nuova riforma del lavoro per favorire le donne nel mondo del lavoro, o meglio per permettere che riescano ad avere una carriera normale come succede per gli uomini e le donne che decidono di non avere figli. Un altro punto importante previsto dalla riforma sarà la sperimentazione dei congedi di paternità obbligatori su cui la Fornero dice ‘è un modo per far cambiare la mentalità: la maternità non è un fatto solo di donne. Bisogna conciliare i tempi del lavoro con quelli della famiglia’.

    Staremo a vedere, speriamo che questi primi segnali di speranza siano solo l’inizio di una presa di coscienza collettiva.