Rooming in, in camera col neonato

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    Rooming in, in camera col neonato

    Spesso le neo o future mamme si scambiano la fatidica domanda, ma il tuo ospedale fa il rooming in? Per chi no sa non oso pensare quale strana associazione possa creare la sua mente, in realtà è una pratica per nulla complicata, di complicato è solo il fattore gestionale, i grandi ospedali faticano a proporlo. Si definisce rooming in l’uso di tenere accanto al letto d’ospedale il neonato per poterlo curare, cambiare e fare la mamma dalle sue prime ore di vita, anche di notte. Ultimamente alcuni ospedali adottano il rooming in solo di giorno, la notte o per mancanza di personale o per pietà nei confronti delle madri, riportano le creature al nido.

    Il motivo è semplice secondo diversi studi il contatto materno fin dai primi battiti di cuore aiuta ad instaurare quel legame speciale tanto amato e invidiato tra mamma e figlio,l‘amore di mamma chiamato bonding, legame che viene aiutato se il contatto madre e figlio è immediato dopo la nascita.

    Io ho partorito in un ospedale che usa la pratica del rooming in, un piccolo ospedale, il problema personale non è da sottovalutare, in caso di necessità per emergenze ogni mamma ricoverata deve venire assistita prontamente, se i letti sono 12 è fattibile ma dove le puerpere sono oltre 50 può diventare una vera battaglia riuscire a gestire un rooming in sicuro per mamma e bambino. Personalmente la trovo una bellissima iniziativa, ma concordo con chi la pratica solo di giorno, perchè dopo il parto oltre alla felicità la donna è stremata ha bisogno almeno di una notte per recuperare, poi avrà una vita intera di notti in bianco da affrontare, non chiediamo molto solo qualche ora di riposo.