Scegliere il nome per il bambino: cosa prevede la legge italiana?

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    Scegliere il nome per il bambino: cosa prevede la legge italiana?

    Scegliere il nome per il proprio bambino è una decisione che spetta ai genitori e non mancano casi molto fantasiosi. I vip sono da esempio: il caso più recente è stato quello di Pink. Ma anche tra la gente comune spopolano nomi di personaggi famosi, giochi di parole, etc. C’è perfino chi ha chiamato suo figlio Facebook! Ma questo non significa che ci sia totale e incondizionata libertà. La legge infatti pone dei limiti: vediamoli insieme per evitare errori e problemi. Il riferimento legislativo per quanto riguarda la scelta del nome è il Decreto del Presidente della Repubblica 396 del 2000.

    Il divieto maggiore è quello che proibisce di chiamare il figlio maschio con lo stesso nome del padre in vita: questo viene stabilito chiaramente per evitare casi di omonimia. In Italia non è ammessa neppure la sola aggiunta del suffisso jr per distinguere padre e figlio: cosa che invece è molto comune negli USA. Per le stesse ragioni non si possono chiamare due figli dello stesso sesso con nome uguale. Sono vietati per legge anche nomi per bambini ridicoli o vergognosi ma qui stabilire cosa rientri in questa categoria non è facile: bisognerebbe confidare nel buon senso dei genitori che dovrebbero tener presente che il nome è un’identificazione che ci si porta dietro per tutta la vita. Se questo non accade è l’ufficiale di Stato Civile ad opporsi e rivolgersi al Procuratore della Repubblica, anche se non può rifiutare la registrazione del nome all’anagrafe. Sono ammessi nomi di tipo geografico, come Asia o Italia.