Un materasso per salvare i neonati in asfissia

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    Un materasso per salvare i neonati in asfissia

    L’asfissia è la prima causa di morte in epoca neonatale. In mancanza di ossigeno, si verifica nel neonato una

    sofferenza celebrale e l’unica possibilità di contenere i danni neurologici che ne derivano è rappresentata dalla cosiddetta baby-cooling o terapia del freddo.

    Oggi un materassino ad acqua collegato a un apparecchio raffreddante consente di abbassare gradualmente la temperatura corporea del neonato fino ai 33,5° e di mantenerla tale per 72 ore, per evitare la sofferenza cerebrale. L’attrezzatura è disponibile presso il reparto di Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale Maria Vittoria di Torino.

    Questo trattamento va effettuato al più presto, entro 6 ore dal parto in presenza di sofferenza cerebrale del neonato. Durante l’ipotermia il neonato viene assistito in modo intensivo, con monitoraggio clinico e metabolico, valutazione ecocardiografica, supporto farmacologico, monitoraggio della situazione neurologica mediante elettroencefalogramma ed ecografia cerebrale.

    L’asfissia perinatale colpisce dall’1 al 4 per mille dei nati e costituisce la principale causa di mortalità in epoca neonatale – spiega Giovanna Guala, Direttore del Dipartimento Materno Infantile dell’ASL TO 2 - nei neonati che sopravvivono, il danno ipossico-ischemico può determinare conseguenze neurologiche permanenti a cui si associano gradi di disabilità anche gravi; l’asfissia infatti può coinvolgere diversi organi del neonato, ma è soprattutto l’interessamento del sistema nervoso centrale che condiziona la prognosi‘.

    E’ stato dimostrato che l’uso del ‘materasso salvavita‘ al momento è l’unica possibilità che consente di contenere i danni: in precedenza, la soluzione era riposta esclusivamente in una terapia di sostegno delle funzioni vitali e un trattamento sintomatico delle complicanze attraverso l’incubatrice.

    Se vi è una risposta efficace alla rianimazione del neonato in sala parto, segue un periodo transitorio di miglioramento in cui viene ripristinato il metabolismo energetico cerebrale ma, dopo alcune ore, avviene un peggioramento secondario, legato al danno delle cellule nervose – precisa la Dottoressa Guala – Se l’ipotermia cerebrale viene iniziata prima del deterioramento secondario, può migliorare l’esito neurologico a distanza, rallentando e contenendo la progressione del danno neurologico, considerato che, purtroppo, quanto più il danno è stato grave, tanto più sono possibili esiti a distanza‘.